• Jacopo Turco

Colpo di Stato in Guinea Conakry

Il 5 settembre l’esercito guineano ha fatto sapere di aver destituito e arrestato il presidente Alpha Condé, al potere dal 2010 e recentemente riconfermato per un terzo mandato, e che in poche settimane verrà creato un governo di unità nazionale.


Il retroscena del golpe è stato chiaramente esposto dal colonnello Mamady Doumbouya che, parlando in diretta televisiva avvolto nella bandiera nazionale della Guinea, ha dichiarato che la decisione di agire è stata presa in risposta alla cattiva gestione del paese, alla povertà generalizzata e alla corruzione della classe dirigente. Ad aver fatto saltare il banco, la variazione del bilancio nazionale, approvata dal parlamento appena una settimana fa, che avrebbe ridotto i fondi destinati alle forze dell’ordine.


Il golpe è stato apertamente condannato dalla comunità internazionale. La Russia ha immediatamente richiesto il rilascio di Condé, mentre gli Stati Uniti hanno minacciato di bloccare le relazioni diplomatiche con la Guinea. Al coro si uniscono anche il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres e il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi. In patria, invece, la notizia ha riscosso reazioni positive tra la popolazione della capitale Conakry.


A ogni modo, la situazione guineana risultava essere tutt’altro che stabile. Il paese è tra i più poveri del mondo, e la solidità delle istituzioni politiche è sempre stata pressoché inesistente. Il precedente colpo di Stato risale al 2008, ed è lo stesso che ha portato alla prima elezione democratica in Guinea dopo ben 50 anni.


Tuttavia, sotto la presidenza Condé il paese è piombato in una profonda crisi economica che ha impedito qualsiasi intervento infrastrutturale (molte strade del paese non sono più percorribili a causa dell’assenza di manutenzione), mentre l’opposizione è stata costantemente repressa.