• Daniele Pettorelli

Come (non) eleggere un nuovo Presidente della Repubblica: guida pratica in cinque punti

Lo temi. Lo sfuggi. Il destino arriva ugualmente, disse il vecchio saggio. Alla fine, il presidente della Repubblica uscente, Sergio Mattarella, è stato rieletto nonostante le sue innumerevoli e inequivocabili dichiarazioni contro la possibilità di un secondo mandato. Gli elettori, al momento della proclamazione, hanno esultato in una standing ovation. Una vittoria, secondo le loro dichiarazioni. Pigrizia e scarsa capacità politica, secondo tutti gli altri. Per convincere il Capo dello Stato, che aveva già iniziato il trasloco nella sua nuova casa, i leader sono andati, figurativamente parlando, a supplicarlo in ginocchio dopo un teatro dell’assurdo in cui alleanze si sono infrante, proposte inaccettabili sono state presentate e tutti ne sono usciti perdenti, soprattutto di credibilità.


Nella battaglia politica appena conclusasi i candidati, i leader in prima linea e gli strateghi nelle retrovie sono stati artefici e pedine, ciascuno in diversa misura. Alcune strategie sono risultate fruttuose, altre meno. Ecco le mosse più significative di questa elezione.



Puntare sull'icona


Il centro destra si è mostrato da subito unito, nonostante le divergenze all’interno del governo attuale, con Fratelli d’Italia all’opposizione e i partiti guidati da Silvio Berlusconi e Matteo Salvini all’interno della coalizione. Il candidato perfetto? Proprio il Cavaliere che, però, dopo un periodo di riflessione, decide all’ultimo di non accettare la candidatura.



Aspettare e sperare


Enrico Letta esce dall’arena politica di questi giorni quasi da vincitore. Quasi. È infatti una delle pochissime volte, questa, che dal PD non si chiede a gran voce un cambio di leadership dopo un momento cruciale per la storia politica recente. Il suo obiettivo principale era quello di far sì che Mario Draghi restasse alla guida del paese. Agendo dalle retrovie e incoraggiando le proprie fila a votare scheda bianca nelle sette sessioni prima della decisione finale, il segretario del PD non dimostra un grande spirito di iniziativa politica.



Quando in dubbio, buttarsi sul femminismo


In un revival dell’alleanza che fu, Matteo Salvini e Giuseppe Conte sembrano fare fronte unico sui candidati. Bruciati tutti. Prima Franco Frattini, dal 29 gennaio neo presidente del Consiglio di Stato. Poi due nomi di donna, puntando tutto sul femminismo senza capire veramente cosa sia, il femminismo. La scelta iniziale ricade sulla candidatura di Elisabetta Casellati, già seconda carica dello Stato e fedelissima di Forza Italia. Per un po’ ci hanno sperato ma, traditi dai franchi tiratori e dai compagni di partito, il nome non verrà ripresentato alla votazione successiva. All’angolo, Salvini, appoggiato da Conte, propone il nome di Elisabetta Belloni, diplomatica e attuale direttrice del DIS. La candidatura si schianta contro il muro, questa volta solido, della sinistra, e muore definitivamente sotto i colpi dei seguaci di Luigi di Maio, contrari al nome proposto dal leader del loro stesso partito.



Fake it, until you make it


Contando su una forza ristretta rispetto a quella dell’ultima elezione, Matteo Renzi dimostra ancora una volta la sua abilità politica. Andando contro le aspettative di molti, contrasta le candidature proposte dal centrodestra dopo aver sostenuto il loro diritto di fare la prima mossa. Da’ supporto da dietro le quinte al PD che, da solo, forse non avrebbe avuto la forza di resistere alle cariche del centrodestra e del Movimento 5 Stelle e assiste al frantumarsi dell’alleanza tra questi ultimi e il partito di Enrico Letta.



Mole sua stat


Immobili nella tempesta, Fratelli d’Italia e la loro leader, Giorgia Meloni, giocano la carta della coerenza e ne escono anche loro mezzi vincitori, se non nella scelta del Capo dello Stato, almeno nella lotta interna con gli alleati. Avvertita da lontano la sconfitta politica di Salvini, infatti, dopo il fallimento della proposta Casellati, la Meloni si tira indietro e sceglie di non votare per la rielezione del Presidente Mattarella, restando all’opposizione e guadagnando punti per la coerenza. In questo caso, non vincere non ha significato perdere.