• Jacopo Turco

Contro tutto ciò che è scon-Stato

Guarda quanto sono squadrati i confini degli Stati africani!

Ma che bandiere hanno?


Queste le frasi più iconiche pronunciate in riferimento a quell’immenso continente – perché sì, ricordiamoci che si tratta di un territorio gigantesco – che è l’Africa.


Ormai diamo tutto per scontato. Perché ci fa comodo, principalmente. Il mondo è diviso in tot Stati, ognuno ha la propria bandiera, il proprio inno e il proprio posticino all’ONU. Facile. Spesso, tuttavia, ci dimentichiamo che il concetto di Stato-nazione non è un qualcosa di naturale, ma l’effetto di secoli di costruzione delle idee di governo e sovranità.


Se questo discorso ci pare abbastanza scontato per nazioni come la nostra Italia, la Francia o gli Stati Uniti, lo stesso non si può dire di tutte le ex colonie site in Sud America, Africa, Asia e Oceania. In quest’ultimo caso si parla di costruzioni ancor più artificiali, derivazioni dei paesi colonizzatori e immagazzinamento forzato di gruppi di persone all’interno di uno schema che sembrava poter funzionare.


Il discorso è particolarmente calzante per quanto riguarda l’Africa. Con il Congresso di Berlino del 1884-85 le potenze europee, fortemente interessate alle immense risorse naturali del continente, se lo spartirono letteralmente a tavolino (lo si nota dall’attuale mappa politica dell’Africa) per evitare una sorta di guerra mondiale in terra aliena.


Non è ora nostro compito analizzare i tremendi effetti del colonialismo, che tali rimangono. Tuttavia, procederemo con una semiseria analisi per aree geografiche del continente africano per soddisfare una curiosità che ci può aiutare a riflettere su quanto diamo per scontato il mondo così come lo conosciamo:


Come si chiamavano gli attuali Stati africani, prima che assumessero il nome con cui li conosciamo oggi?


NORD AFRICA


L’Egitto è l’Egitto, no? Faraoni, piramidi, il Nilo. Nessun problema evidente, ma ci torneremo più avanti. Discorso diverso per la Libia, che è in realtà la fusione delle due regioni ottomane di Tripolitania (da cui il nome della capitale Tripoli) e Cirenaica. Quando siamo arrivati noi italiani a colonizzare il territorio, ci sembrava carino riferirci a esso con il vecchio nome latino Libya. Per inciso, la nostra presenza non ha fatto troppo bene. Nulla da dire sui nomi Tunisia e Marocco, probabilmente derivazioni dei termini berberi Tunus (promontorio) e Mur-Akush (terra di Dio), mentre l’Algeria mutua la denominazione dalla capitale Algeri, che a sua volta starebbe a significare ‘’le isole’’. Molto romantico, ma non abbastanza da dimenticare la tremenda colonizzazione francese durata sino al 1962. Inseriamo in questo catalogo anche il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola contesa tra Marocco e Fronte Polisario, che ne ha dichiarato la sovranità nel 1976 senza ottenere il pieno consenso dell’ONU. Quando mai. Nota speciale per il confine disegnato con una buona tecnica di utilizzo di squadra e righello.



AFRICA OCCIDENTALE


Tenetevi forte, inizia lo spettacolo. Cercare di sezionare questi Stati separando le loro singole storie da quelle dei loro vicini è un semplice esercizio di stile che solamente gli studenti di Scienze Politiche sarebbero in grado di mettere in atto. Ops. Nell’Africa occidentale, il bullo di turno è la Francia. Con lei, alcuni amici. Ad, esempio i portoghesi nelle isole che oggi appartengono a Capo Verde, denominazione lusitana. Mauritania e Mali prendono il nome l’una dall’ex provincia romana della Mauretania, l’altra da un impero precedentemente esistente nella zona (cosa? In Africa esistevano anche gli imperi?) con un nome molto fantasy e autoritario, tra l’altro: Impero del Mali.


Di quest’ultimo faceva parte il Gambia, capriccio britannico della zona quasi completamente circondato dal Senegal, denominazione francese che in molti riconducono a un aneddoto legato alla frase ‘’Sunu gaal’’, che in lingua Wolof significa ‘’le nostre canoe’’. Beh, il fiume c’è. Il termine Guinea, di derivazione portoghese, indica il nome con cui ci si riferiva alle popolazioni locali, sebbene i cugini di Lisbona controllassero la Guinea-Bissau per non creare confusione con il territorio francese. Sierra Leone e Liberia sono accomunati dal fatto di essere stati letteralmente creati ben prima del Congresso di Berlino da Gran Bretagna e Stati Uniti come terre cedute agli schiavi liberati. La capitale della Sierra Leone, Freetown, parla da sé, così come il termine Liberia, la cui città principale, Monrovia, prende il nome dall’allora presidente degli Stati Uniti James Monroe. Com’è umano lei.


La Costa d’Avorio, francese, è un’inglese compagna fidata dell’ex Costa d’Oro, oggi conosciuta come Ghana, riferendosi al precedentemente esistente Impero del Ghana (cosa? Un altro impero?). Il nome Burkina Faso, che in lingua Burkinabé significa ‘’la terra degli uomini integri’’, supera la vecchia denominazione francese Alto Volta. Ovvero, ciò che si trova in alto rispetto al fiume Volta. Cavolo, quanti fiumi. O è sempre lo stesso? Togo non indica né una merendina, né il famoso slang di Silvano di Camera Cafè, né un cane, ma il termine Ewe che significa approssimativamente ‘’andare all’acqua’’, con cui i tedeschi si riferirono agli abitanti dell’attuale Stato. Il Benin è la continuazione spirituale del vecchio Regno di Dahomey (ah, ecco. Non un altro impero).


Parlare di Niger e Nigeria sarebbe una sfida troppo ardua. Basti sapere che entrambe si riferiscono all’ennesimo fiume che scorre nella zona, sulla cui etimologia (sebbene sia dibattuta, non lo si può negare) non c’è poi molto da dire.



AFRICA SUBSAHARIANA E CORNO D’AFRICA


Spostiamoci un po’ più a destra. Spoiler alert: alla fine di questo paragrafo dobbiamo stare pronti a vergognaci, perché lì i bulli siamo proprio noi italiani brava gente. Prima, l’antipasto. Fanalino di coda francese nella zona il Ciad che riprende l’omonimo fiu… lago, stavolta. Ecco che torna il nostro amico Egitto, che sotto dominazione coloniale inglese impose il proprio controllo sull’attuale Sudan, termine arabo per indicare genericamente i territori a sud del deserto del Sahara. E pensare che c’è uno Stato ancora più a sud del Sudan, ovvero il Sud Sudan, recentemente distaccatosi dal suo compagno dopo una tremenda guerra civile durata da praticamente sempre.


Eccoci alla portata principale. Escluso Gibuti, enclave francese, la mappa politica del Corno d’Africa è un’opera d’arte italiana. Nel 1890 arrivammo nell’attuale Eritrea. La chiamammo così perché in greco erythros vuol dire ‘’rosso’’. E il Mar Rosso è lì di fianco. Provammo a fare la voce grossa con l’Abissinia, ovvero l’Etiopia (‘’faccetta nera’’ vi ricorda qualcosa?), che ci cacciò a calci nel sedere per ben due volte a distanza di decenni. Eppure, la nostra aviazione e i nostri gas non hanno fatto poi così bene alle popolazioni locali, così come la nostra presenza ha contribuito al vero e proprio disastro politico che è oggi la Somalia, fusione del territorio italiano con il contiguo possedimento britannico del Somaliland.



AFRICA CENTRALE


Iniziamo con una storia divertente. Alla fine del 1471, nel corso delle proprie navigazioni i portoghesi incontrano due isole al largo del Golfo di Guinea. La prima, scoperta il 21 dicembre, data in cui si celebra Tommaso Apostolo, venne chiamata Sao Tomé. La seconda, avvistata il primo gennaio dell’anno successivo, data in cui si celebra Sant’Antonio, venne chiamata Santo Antonio. Che originalità. Qualche anno dopo, quest’ultima venne ribattezzata Principe, poiché entrata sotto il controllo della corona. Che fantasia. A metà 1500, i portoghesi riunirono le due isole sotto lo Stato che oggi conosciamo come Sao Tomé e Principe. Poco tempo dopo il giorno di Sant’Antonio, i lusitani arrivarono nei presi del fiume Wouri, notarono una vasta presenza di gamberi e gamberetti e lo rinominarono Rio dos Camaroes (fiume dei gamberi), da cui il nome Camerun.


Lì vicino un’altra Guinea, quella Equatoriale, un territorio talmente strano che le lingue ufficiali sono francese, spagnolo e portoghese e la capitale, Malabo, si trova su un’isola. Siamo solo all’inizio, prendete i pop-corn. I francesi dominavano un immenso territorio, l’Africa Equatoriale Francese, che comprendeva: il già citato Ciad; l’Ubangi-Sciari, rinominatosi nel 1960, per semplicità, Repubblica Centrafricana; il Gabon, nome di derivazione portoghese che indicherebbe il termine ‘’tunica’’; il Congo Centrale, oggi conosciuto come Congo o, informalmente, Congo Brazzaville. Ma attenzione, c’è un Congo ancora più grosso, quello belga. Tristemente conosciuto per il crudele dominio del re Leopoldo II, il nome del territorio venne cambiato nel 1971 in Zaire (che ricorda la parola ‘’fiume’’) dal dittatore Mobutu, per poi tornare a essere quello che tutti conosciamo come Repubblica Democratica del Congo.


Spostandoci a est, troviamo diverse colonie perse dalla Germania dopo la sconfitta nella Prima guerra mondiale. L’Uganda trae il suo nome dal regno di Buganda, mentre Burundi e Rwanda, prima di essere indipendenti, furono riuniti sono il nome di Rwanda-Urundi. Bello scioglilingua. La Tanzania, invece, è il risultato dell’unione tra la colonia inglese di Tanganica e la Repubblica di Zanzibar. Simpatica la storia del nome Kenya, che affonda le sue radici nell’omonimo fiu..no, la…no, stavolta monte, Kenya, il cui significato è letteralmente ‘’la montagna dello struzzo’’.



AFRICA MERIDIONALE


Ci avviciniamo alla fine, ma non aspettatevi un calo di tensione. Ancora una storiella sui portoghesi che, arrivati al cospetto dei sovrani Ndongo e considerandoli fedeli alleati cominciarono ad appellarli Ngola, il corrispettivo di ‘’maestà’’ in italiano: da qui, Angola. Anche gli inglesi in questa zona non furono da meno, possedendo il Nyasaland, oggi conosciuto come Malawi, e la Rhodesia, un gigantesco territorio intitolato all’imprenditore britannico Cecil Rhodes comprendente una parte settentrionale, l’attuale Zambia, e una meridionale, lo Zimbabwe. L’abbiamo capito, ogni racconto legato ai portoghesi è sempre interessante. Immaginate di trovare un’isola, governata da un certo Mussa Bin Bique. Come potreste esimervi dal traslitterarlo in Mozambico?


Aneddoto gradevole anche per gli inglesi che, una volta arrivati nella zona del fiume Okavango mal compresero il nome del gruppo locale, gli Tswana, storpiandolo in ‘’chuana’’, da cui Bechuanaland. In epoche più recenti si corresse l’errore e si optò per Botswana, ‘’la terra degli Tswana’’. Quando la Gran Bretagna sconfisse gli olandesi creò la Colonia del Capo (sì, quello di Buona Speranza). Tale amministrazione non fu in grado di contenere il Basutoland, che divenne poi Lesotho, e raccoglieva il territorio dei nativi siSwati, e non Swazi. Ecco perché lo Stato ha di recente cambiato nome da Swaziland a eSwatini. In tutto questo calderone ci sono il travagliato Sud Africa e il territorio da esso controllato sino al 1990, in gran parte coperto dal deserto del Namib: la Namibia.




MADAGASCAR E STATI INSULARI

Concludiamo con una lista di alcuni dei classici luoghi da se-avessi-i-soldi-ci-andrei-in-vacanza. L’origine del termine Madagascar, la quarta isola più grande del mondo, è dibattuta. Tuttavia, durante il medioevo le popolazioni arabe si riferivano ad essa come Qumr, Luna. È per questo che, nelle vicinanze, troviamo le ‘’isole della Luna’’: Comore. Come un cerchio che si chiude, il bullo di turno è la Francia. Oltre a controllare le isole di Riunione e Mayotte, i parigini si imposero anche nelle Mauritius, che traggono il nome dal principe olandese Maurizio di Nassau, e nelle Seychelles, anglicizzazione di Jean Moreau de Séchelles, l’allora ministro delle finanze francese.




Questo articolo non vuole in alcun modo essenzializzare il continente africano, riducendolo a un ammasso di nomi e bandiere. Anzi, punta proprio a prendere in giro quest’ultima visione, mostrando come spesso siamo portati a considerare ‘’estraneo’’ ciò che non è occidentale, ‘’peculiare’’ ciò che non ci è vicino, e ‘’privo di storia’’ ciò che invece fa irrimediabilmente parte della nostra eredità.


In definitiva, questo articolo mira principalmente a presentare la complessità della situazione geopolitica dell’Africa, invitando i lettori a informarsi sul passato dei singoli Stati e dunque ad approfondire la storia del colonialismo europeo nel continente. È proprio con queste chiavi di lettura che è possibile identificare l’artificialità degli Stati africani e la conseguente innaturalezza di ciò che oggi diamo fin troppo per scontato.