• Jacopo Fabrizio

Cosa ne sarà di Notre Dame?

Sono terminati i lavori di messa in sicurezza dopo lo scioccante incendio del 2019. È da poco stato approvato il discusso progetto che riguarda il restauro degli interni della basilica. Le luci saranno più soffuse, «per ritrovare qualcosa del mistero della cattedrale», cambierà l’ingresso e il percorso di visita per i visitatori e i banchi saranno anche delle casse di risonanza, «per dare voce al coro dei fedeli». Ci sarà anche dell’arte contemporanea: da quadri a opere di street-art e video proiezioni sulle pareti. Tutto con il fine di creare spazi emotivi. Resta ancora sconosciuto il progetto relativo alla guglia andata completamente in fiamme nonostante le parole rassicuranti dette dal presidente Macron anni fa e le diverse proposte presentate.


In una lettera pubblicata sul quotidiano Le Figaro un centinaio di critici, storici e intellettuali francesi hanno espresso forte contrarietà verso questa ristrutturazione, definendola «infantile e triviale» e paragonando le soluzioni ai «progetti culturali immersivi, dove la stupidità spesso compete con il kitsch».


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L’interno di Notre-Dame, Parigi, 11 marzo 2014 | Thomas Samson, Pool via AP

Il coordinatore padre Drouin difende le scelte affermando che «quello che stiamo facendo non è rivoluzionario», l’intento è quello di rendere Notre Dame anche un luogo di incontro capace di accogliere anche i non cristiani, mentre lo si accusa di voler snaturare per sempre «lo spirito e l’anima che aleggiava in questo luogo sacro». Luogo che, è bene ricordarlo, anche prima dell’incendio del 2019 aveva di medievale e del suo aspetto originario ben poco, dato che già nella metà dell’800 l’architetto Viollet-le-Duc intervenne potentemente sull’aspetto della basilica a seguito dei danni subiti durante la Rivoluzione Francese.


D’altronde le esigenze e i gusti cambiano ed è impossibile pensare che tutto avvenga come nel passato né tantomeno cercare di riportare la chiesa all’aspetto di secoli fa, con il rischio che diventi una fredda copia e amorfa copia. Tutto questo però è da legare all’esigenza di non trasformare uno dei luoghi simbolo della cristianità e della città di Parigi in un «parco a tema woke» o in una «Disneyland del politicamente corretto». I lavori dovrebbero terminare il 16 aprile 2024, poco prima dell’inizio delle Olimpiadi che la capitale francese ospiterà in estate, e finalmente sapremo e vedremo i risultati.