• Vittoria Ferrone

Cosa si intende per sicurezza energetica?

Cos’è la sicurezza energetica e qual è il legame con la sicurezza nazionale?


Excursus storico.

Il primo punto dal quale è necessario partire per comprendere il concetto di sicurezza energetica è l’aspetto teorico della sicurezza nazionale.

Il concetto “tradizionale” di sicurezza nazionale è ancorato alla dimensione militare e al principio stesso di sopravvivenza fisica. Per capire come tale concetto sia mutato nel tempo, è necessario far un passo indietro fino alla guerra fredda.

Nella seconda metà del XX secolo, vi erano due fronti contrapposti dal punto di vista militare, con confini rigidi e ben visibili ed un nemico facilmente individuabile. All’interno di questo contesto, la controparte era una minaccia militare che andava ad incidere sul concetto stesso di sopravvivenza dello Stato. Per l’Occidente, l’Unione Sovietica era considerato come il nemico, un pericolo in grado di minare la sopravvivenza stessa dello Stato, anche soprattutto in riferimento al possesso di armi nucleari.


Il concetto di sicurezza nazionale, quindi, anche se pregno di svariate sfumature al suo interno, era semplice e lineare. Il professor Alessandro Colombo, in Retorica e geopolitica della sicurezza, intende la sicurezza come “safety cioè, prima di tutto, integrità territoriale e sopravvivenza dello Stato”.


Il mutamento del concetto di sicurezza nazionale è avvenuto a partire dal 1989, quando è venuta meno una delle variabili che la compongono: la minaccia (sovietica). Con la caduta del muro di Berlino, il campo semantico di sicurezza nazionale si è emancipato dalla dimensione militare, arrivando ad abbracciare quelle dimensioni capaci di impattare direttamente sul benessere dei cittadini. Non ci si limita più alla protezione fisica dei cittadini da una minaccia militare, ma vi è un allargamento del concetto di sicurezza che arriva a comprendere anche la dimensione economica, quella dei diritti umani e quella ambientale.

È possibile pacificamente affermare che nel 2021 la sicurezza economica sia un pilastro fondamentale per la sicurezza di tutti i Paesi e che, al suo interno, una fetta enorme venga occupata proprio dalla sicurezza energetica.

Da nessuna singola quantità, da nessun singolo processo, da nessun singolo paese, da nessuna singola rotta e da nessun singolo giacimento dobbiamo dipendere. La sicurezza e la certezza del petrolio stanno nella varietà e nella varietà soltanto”, Winston Churchill.

Cos’è la sicurezza energetica?


L’International Energy Agency definisce la sicurezza energetica come la disponibilità ininterrotta di fonti di energia ad un prezzo ragionevole. Esiste un legame profondo tra la fornitura, la disponibilità delle risorse naturali necessarie per la generazione dell’energia e la sicurezza energetica. L’accesso all’energia ad un prezzo ragionevole è essenziale per il funzionamento della vita politica, economica e sociale dei sistemi contemporanei.

A questa definizione, l’UE aggiunge la caratteristica di salvaguardia dell’ambiente: la sicurezza ambientale.


Il vicepresidente Maroš Šefčovič (sx), responsabile per l’Unione dell’energia e Miguel Arias Cañete (dx), commissario responsabile per l’azione per il clima e l’energia (dx), alla presentazione del ‘The Framework Strategy for a Resilient Energy Union with a Forward-Looking Climate Change Policy’ (2016)

La Commissione europea definisce la sicurezza energetica come la possibilità di garantire, per il benessere dei cittadini e il buon funzionamento dell’economia, la disponibilità fisica e continua dei prodotti energetici sul mercato ad un prezzo accessibile a tutti i consumatori (privati e industriali), nel rispetto dell’ambiente e nella prospettiva dello sviluppo sostenibile. Per parlare di sicurezza, quindi, non è sufficiente che gli Stati abbiano una garanzia sulle fonti, ma è necessario che le risorse utilizzate abbiano il requisito del rispetto della sicurezza ambientale. Il cambiamento climatico e la sicurezza ambientale non sono più solo una questione di affari internazionali e di negoziati, bensì di sicurezza.


La sicurezza energetica è un punto di intersezione tra sicurezza nazionale, intesa in senso più ampio, e la disponibilità delle risorse che sono indispensabili per garantire la vita politica, economica e sociale all’interno del Paese. È un concetto interdisciplinare, impossibile da analizzare disgiuntamente da altri ambiti sui quali va ad impattare. È un concetto mutevole, perché cambia a seconda che venga inteso dal punto di vista di un Paese esportatore di risorse o da quello di uno importatore. Per esempio, per un Paese esportatore di petrolio la sicurezza sarà quella di garantirsi una forma di domanda del proprio prodotto. Nella misura in cui cresce la domanda del prodotto che esporta, cresce anche la forza, il posizionamento e la sicurezza energetica dello Stato. Viceversa, un Paese importatore dipende dalla capacità di approvvigionamento di quella risorsa.


La distribuzione di queste forme energetiche ha creato una sorta di disparità, un panorama geopolitico molto peculiare che ha portato alcuni Paesi in una posizione di forza ed altri in una posizione di maggiore vulnerabilità. Le relazioni energetiche sono parte rilevante delle relazioni internazionali e riguardano la sicurezza energetica del Paese e la possibilità dello stesso di occupare una determinata posizione o esercitare una certa forma di potenza a livello internazionale.



Qual è il bene protetto dalla sicurezza energetica?


- Il funzionamento del proprio sistema: senza energia non è possibile lo svolgimento della vita politica, economica e sociale;


- La vulnerabilità internazionale del proprio sistema: un Paese energicamente vulnerabile, in quanto fortemente dipendente, è sicuramente più debole nella logica di equilibri di potenza a livello internazionale rispetto a Paesi che, invece, possono utilizzare la leva dell’energia. Con gli idrocarburi, ad esempio, il controllo delle stazioni, il potere sulla risorsa, il control over commodity era, ed è, importante per l’influenza all'interno del panorama internazionale.


- La competitività del proprio sistema: se per produrre una unità di prodotto un Paese utilizza una energia che costa meno, a partita di prodotto, l’azienda nazionale è più competitiva rispetto a quella di un altro paese che si avvale di un’energia più costosa.


I sistemi contemporanei sono basati su una fornitura costante, su un’esigenza costante di energia.

Qual è il rischio di un modello tradizionale di sicurezza energetica basato sul controllo della commodity (della risorsa) molto concentrata e potenzialmente scarsa, quindi esauribile (es. petrolio)?


La preoccupazione di un Paese è quella di rimanere improvvisamente senza energia a causa di una qualsiasi ragione che determini il blocco delle forniture, come ad esempio una guerra, un evento naturale o lo scontro diplomatico tra paesi. Gli Stati, spinti dalla necessità di non rimanere schiacciati o di essere dipendenti dalla variazione di prezzo del mercato globale su una variabile, hanno come obiettivo quello di controllare la commodity. Il control over commodity genera, quindi, uno stress sulla sicurezza internazionale. L’importazione non è mai un problema in un mondo tendenzialmente globalizzato, ma la dipendenza è sempre un rischio.


Il blocco del canale in cui transita il 13% del commercio mondiale, con il petrolio in testa (marzo 2021)

Quali strategie può attuare un Paese che si trova in una situazione di dipendenza energetica o di emergenza energetica?


- Efficienza energetica: consumare meno energia riducendo la dipendenza da supplier esterni. Più è alta l'efficienza energetica, più è alto il risparmio energetico. Di conseguenza, si riducono i costi di esercizio.


- Diversificazione delle rotte di approvvigionamento ampliando il numero di soggetti dai quali il Paese importa quella risorsa di cui ha bisogno. Più è alto il numero dei soggetti, meno è rischiosa la dipendenza da uno o da più di questi.


- Diversificazione delle fonti: diversificare le risorse all’interno del mix energetico, non puntando solamente sull'utilizzo di una risorsa (es. gas naturale), ma cercando di inserire nel proprio mix energetico anche risorse che il Paese è il grado di controllare.


È proprio quest’ultimo aspetto ad aver reso le energie rinnovabili attrattive per i Paesi maggiormente importatori di energia.

L’Occidente si è trovato per decenni in balia dei rischi economici e politici derivanti da un sistema incentrato sul petrolio. La prima spinta, seguita dalla sempre più crescente consapevolezza a livello internazionale della fragilità del sistema pianeta e dell’urgenza di un’azione volta a contrastare le emissioni derivanti dall'utilizzo di fonti fossili, deriva proprio dalla vulnerabilità economica dei Paesi che dipendono dalle importazioni di petrolio. Emblematica è la crisi del 1974 che ha pienamente dimostrato l’esposizione dell’Occidente al "ricatto" dell’OPEC.

Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC, Organization of the Petroleum Exporting Countries)

L’Unione europea è sempre stata in una posizione particolare, essendo una grande area industriale e produttiva, ma estremamente povera di risorse tradizionali (es. idrocarburi). Per decenni, infatti, si è ritrovata in una posizione di dipendenza assoluta. La componente energetica è all’origine dell’Unione europea stessa (CECA, EURATOM) e il tema della sicurezza energetica non ha mai cessato di essere uno degli assi portanti. Dipendendo l'UE, per esempio, per il 70% del fabbisogno di gas naturale dalla fornitura di supplier esterni, è evidente che presenta un problema centrale di sicurezza energetica e, di conseguenza, di approvvigionamento. Conscia di questa situazione di dipendenza, ha individuato nella tematica energetica e di sostenibilità una lega strategica fondamentale. Il Green Deal europeo è un piano volto ad inquinare meno (obiettivo primario è la neutralità climatica ), ma anche utile per arrivare ad una maggiore indipendenza energetica e, di conseguenza, ad una competitività economica e politica maggiore dei Paesi membri sulla scena internazionale.


Vento, sole e acqua sono risorse presenti in maniera diffusa e, sfruttandole, lo Stato può determinare un cambiamento della sua posizione di dipendenza nei confronti dei Paesi esportatori. Non c’è più un controllo sulla commodity ma vi è un controllo sulla tecnologia: control over technology.


Cosa vuol dire che il mondo si sta evolvendo verso un modello basato sul control over technology? Lo approfondiremo nel prossimo articolo.