• Federica Di Lorenzo

Cyberwar: una guerra parallela

La guerra, così come la conosciamo, fatta di carri armati e missili, è ormai superata?


Nel 2022, la dimensione cyber è anche, e soprattutto, il luogo in cui le maggiori potenze esprimono la forza e cercano di esercitare la loro influenza. Parliamo di una serie di attacchi informatici perpetrati per poter destabilizzare la rete informatica del nemico: questo è ciò che Anonymous ha promesso - ed iniziato a fare - contro Putin ed il Cremlino.



Come funzionano gli attacchi cyber?


Si tratta di attacchi informatici che hanno come oggetto le vulnerabilità di un sistema informatico individuato come target.

Abbiamo anche sentito parlare di una particolare categoria di hacker: i black hat hacker, coloro che diffondono via web dei software di malware e virus in grado di compromettere gravemente i sistemi informatici attraverso le falle già esistenti del sistema informatico preso di mira.


Ha senso parlare di cyber war?


Ovviamente le strategie politico-militare si sono evolute, così come si è evoluta ogni genere di arma. La strategia di Putin, per esempio, è quella di mantenere le sue sfere di influenza ben salde. Ovviamente, per raggiungere questo obiettivo dispiegherà tutte le armi, tank e know how a sua disposizione.

Questo significa che gli attacchi cibernetici avranno un doppio valore: in risposta alle sanzioni, sempre crescenti, che l’occidente sta affliggendo e come strumento per monitorare e gestire e complementare le armi militari sul campo.


Il reale problema è relativo alla capacità di cyber defense ucraina. Come riporta il Washington Post,“Gli hacker che lavorano per il Servizio di sicurezza federale russo, o Fsb, e la sua agenzia di spionaggio militare, il Gru, sono stati individuati all’interno dei sistemi informatici dei servizi essenziali ucraini”.


La Russia parte con una posizione di vantaggio, non tanto per la capacità di hacking, ma piuttosto per l’accesso diretto che ha verso l’energia e le reti telefoniche ucraine, in quanto è la Russia stessa il gestore, così come ha sottolineano Oleksandr Danylyuk, ex segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale ucraino, in una delle sue recenti dichiarazioni. L’Ucraina vive anche una seconda debolezza, quella legata alla supply chain delle materie prime tecnologiche, perché fortemente dipendente dalla Russia sin dalla guerra in Crimea del 2014.


La Russia non si risparmia. Mosca ha dispiegato sul campo apparecchiature di guerra elettronica come il Leer-3 RB-341V, ossia una serie di droni che monitorano le reti dei cellulari, sopprimono le comunicazioni wireless, incidono sui GPS e localizzano fonti di emissione elettromagnetica come, ad esempio, un semplice messaggio dei soldati impegnati in prima linea.


L’utilizzo ed il monitoraggio in questo senso permettono alla Russia di utilizzare anche un secondo strumento informatico, quello della PSYOPS, campagne psicologiche e di disinformazione per influenzare la popolazione.


La conclusione che possiamo trarre, al di là dell’importanza della sfera cyber a 360°, è soprattutto l’importanza delle materie prime di ogni tipo e quanto la sicurezza del loro approvvigionamento e la continua disponibilità rendano un Paese forte, indipendente ed in grado di reagire anche in caso di scenari come questi.


Il sistema LEER- 3 RB- 241V però ci pone davanti ad un grande indice di allerta: il controllo dei GPS potrà, in un certo senso, influenzare anche il dominio dello spazio in futuro?


Sicuramente questa guerra non si limita solo a tenere lontana la NATO dall’uscio di casa della Russia, ma è un gioco di forza e potere su ogni campo e dimensione appartenente allo scibile umano.