• Claudio De Rosa

Festa dei lavoratori, l'opera "Il Quarto Stato".

Il 1° maggio, in molti paesi nel mondo si celebra la Festa dei Lavoratori.

La ricorrenza nacque a seguito della Seconda Rivoluzione Industriale avvenuta a metà XIX secolo in Europa e negli Stati uniti. Da metà 1800 fino all’alba del XX secolo, l'economia degli USA crebbe a dismisura, fino a farli diventare la prima potenza mondiale dominante, scalzando dal trono gli stati europei, al tempo in cerca di un nuovo assestamento.

L’espandersi dell’industrializzazione portò anche alla crescita del populismo e del movimento operaio, che attraverso frequenti manifestazioni riuscì ad ottenere nuovi diritti. Nel 1866, a Chicago, fu approvata la prima legge sulle otto ore lavorative giornaliere, che entrò in vigore l’anno dopo, il 1° maggio 1867. Prima dell’entrata in vigore della legge le otto ore lavorative erano un privilegio riservato ai solo lavoratori dello stato dell’Illinois. Le cose cambiarono a seguito di uno sciopero generale ad oltranza guidato dalla Federation of Organized Trades and Labour Unions, per estendere la legge a tutto il territorio nazionale. Le proteste si conclusero il 3 maggio 1886 nel peggiore dei modi: le forze dell’ordine spararono sulla folla per disperdere i partecipanti, causando vari morti e feriti. Il giorno dopo gli anarchici statunitensi si vendicarono facendo esplodere un ordigno che uccise un poliziotto e causando così un ulteriore scontro armato, che portò alla morte di 11 persone tra cui 7 agenti di polizia.

Durante la Seconda Internazionale, svoltasi a Parigi del 1889, venne scelto ufficialmente il 1° maggio come data della Festa Internazionale dei Lavoratori. Questa decisione venne condivisa e adottata in molti paesi nel mondo ma non negli USA, dove si credeva che commemorare i sanguinosi avvenimenti di Chicago potesse contribuire a far dilagare il socialismo.


Il Quarto Stato

Il manifesto visivo italiano della rivendicazione operaia è il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. L’idea di dipingere il quadro nacque nella mente di Pellizza già nel 1880, quando si imbatté in una protesta contro l’aumento del prezzo del pane, dalla quale il pittore fu colpito e della quale realizzò vari schizzi. La spinta finale per realizzare l’opera la ebbe però in seguito alla strage ordinata dal generale Bava Baccaris, che l’8 maggio 1898, per sopprimere i moti di protesta dei milanesi contro il rincaro del prezzo del grano, diede ordine di sparare colpi di cannone sulla folla, uccidendo così 81 manifestanti. Due anni dopo la strage l’anarchico Gaetano Bresci ammise di aver sparato contro re Umberto I per vendicare i morti di Milano.

In origine il dipinto doveva essere intitolato Ambasciatori della pace e poi Il cammino dei lavoratori, ma Pellizza scelse infine il titolo di Quarto Stato. Termine coniato durante la Rivoluzione Francese che stava ad indicare la classe operaia, per far capire che oltre all’aristocrazia, al clero e alla borghesia, vi era un nuovo potere che stava insorgendo dal basso.

L’opera raffigura un corteo di lavoratori che avanza verso il fronte del quadro con grande determinazione: sui loro volti si legge fierezza e la volontà di rivendicare i propri diritti. In primo piano, guidano il corteo un uomo anziano, un giovane e sulla destra una donna con in braccio un bambino. Questi personaggi rappresentano i componenti delle classi sociali più umili dell’epoca. Gli uomini che seguono i tre personaggi gesticolano visivamente come per rivendicare i propri diritti.

La folla di lavoratori alle spalle dei tre protagonisti si anima e avanza compatta con loro, come a voler rivendicare i propri diritti e dire che solo insieme possono far sentire la loro voce. La luce colpisce di striscio gli uomini in primo piano ma illumina in pieno la donna, raffigurata scalza e con il suo bambino in braccio, in una simbologia che ricorda una sorta di maternità cristiana. La massa avanza decisa verso la fonte luminosa, come ad indicare il voler abbandonare il buio dell’ignoranza e andare verso il sole per raggiungere la rivalsa sociale.

La scena è ambientata a Volpedo, un paesino di campagna in provincia di Alessandria e i personaggi raffigurati nel quadro erano abitanti del luogo, Il volto della giovane donna in primo piano è quello della moglie dell’artista, Teresa Bidone.

L’opera venne esposta a Torino nel 1902 ed inizialmente non ebbe grande successo: questo contribuì a far cadere in depressione il pittore che, nel 1907, morì suicida con un colpo di rivoltella. Nel 1920-1922 il consiglio comunale di Milano acquistò il quadro che fu esposto presso la sala principale del Castello Sforzesco. Durante il regime fascista l’opera fu chiusa in un magazzino di proprietà del Comune. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale il Sindaco di Milano Antonio Greppi riscoprì l’opera e il quadro fu messo in esposizione presso la sala del Consiglio Comunale a Palazzo Marino. Negli anni Ottanta fu restaurato e, dal dicembre 2010, ha trovato la sua collocazione definitiva nel Museo del Novecento di Milano.