• Vittoria Ferrone

I peggiori disastri ambientali della storia

Quali sono i peggiori disastri ambientali della storia?


Il 26 aprile 1986, a seguito dell’esplosione e dell’incendio del reattore nucleare di Chernobyl, una grande quantità di materiale radioattivo venne rilasciato nell’atmosfera. Il resto del racconto ha segnato in modo indelebile le pagine della storia. Nell’arco degli ultimi cento anni, non sono stati rari quei fenomeni che hanno avuto una vasta ricaduta sull’ambiente e su tutte le specie che vi abitano. Alcuni li ricordiamo, altri sono stati dimenticati, molti sono passati inosservati.



W. Eugene Smith Takako Isayama, una vittima della malattia di Minamata, con sua madre. Minamata. Giappone. 1972 © W. Eugene Smith | Magnum Photos via magnumphotos.com
W. Eugene Smith Takako Isayama, una vittima della malattia di Minamata, con sua madre. Minamata. Giappone. 1972 © W. Eugene Smith | Magnumphotos via magnumphotos.com

L’horror di Minamata.


Nel 1959, in una piccola città costiera del Giappone chiamata Minamata, venne scoperto che la società chimica Chisso Corporation scaricava da anni in mare il mercurio derivante dal processo di produzione che stava avvelenando l’acqua, i pesci, gli animali e gli uomini che se ne nutrivano.

Lo scenario raccontato ai tempi dai testimoni della vicenda era quello di un film dell’orrore: gli animali, del tutto fuori controllo, si lanciavano in acqua, producevano schiuma dalla bocca e i volatili precipitavano al suolo. Gli esseri umani, invece, svilupparono tra le più disparate patologie invalidanti.



Torrey Canyon, 1967


Il caso della Torrey Canyon, la prima grande marea nera.


Il 18 marzo 1967, la petroliera della Union Oil Company si arenò al largo della Cornovaglia, riversando in mare 120.000 tonnellate di petrolio. La marea nera distrusse una parte incalcolabile di risorse biologiche marine. Le condizioni meteorologiche impedirono un intervento tempestivo. La Gran Bretagna, per evitare l’ulteriore fuoriuscita di petrolio, invocò lo stato di necessità quale causa di esclusione dell’illecito per poter bombardare la nave battente bandiera straniera. Azione che, in condizioni normali, sarebbe stata un vero e proprio atto di aggressione. La situazione peggiorò ulteriormente quando si decise di intervenire nelle parti non ancora bruciate con solventi chimici.


L’evento dimostrò la totale inadeguatezza delle misure d’emergenza adottate per fronteggiare la situazione e, spinti da questo drammatico episodio, si mobilitarono le organizzazioni non governative, i movimenti ecologisti e gli stessi Stati. Con il diritto internazionale ambientale ci si muove all’interno della dinamica in cui l’avanzamento normativo segue il danno avvenuto a livello sociale e dello stato dell’ambiente. Cominciò così una fase importante per lo sviluppo del diritto internazionale ambientale: si iniziarono a definire quali sono i principi minimi che riguardano la tutela dell’ambiente a livello internazionale e presero piede i negoziati per giungere a definire gli standard applicabili in questo genere di situazioni di emergenza, ai quali tutti gli Stati possono fare riferimento.



La Zona Morta del Golfo del Messico, AFP PHOTO/HO/BP/Joshua Drake

La Zona morta del Golfo del Messico.


La “zona morta” è una regione acquatica nel Golfo del Messico che, a causa dell’inquinamento, presenta una bassa quantità di ossigeno tale da uccidere i pesci e qualsiasi altra vita marina. Le cause derivano dalle attività umane legate all’agricoltura e alle opere di urbanizzazione che esauriscono l’ossigeno necessario per gli esseri viventi presenti nella regione. Agli inizi della stagione estiva, con lo scioglimento della neve e con l’aumento delle precipitazioni, l’inquinamento di nutrienti nel bacino del fiume Mississippi viene trascinato dalla corrente dalle aree a monte fino al Golfo, innescano la proliferazione di alghe che impoveriscono le acque di ossigeno.



Piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, Golfo del Messico via blueplanetheart.it

Il disastro della Deepwater Horizon.


Il 20 aprile 2010, un’esplosione sulla piattaforma petrolifera BP Deepwater Horizon portò ad una fuoriuscita incontrollata di 500 milioni di litri di petrolio nel Golfo del Messico della durata di ottantasette drammatici giorni: circa mille barili al giorno. L’incidente provocò la morte di undici operai e di un numero inestimabile di animali, danneggiando l’habitat di una delle aree più ricche di biodiversità al mondo. A circa un decennio di distanza, se per alcune specie si è registrato un notevole recupero, gli esperti monitorano ancora le conseguenze dannose che il petrolio ha provocato sull’ecosistema e alle generazioni successive di pesci, uccelli, mammiferi, coralli, tartarughe.



Un pellicano fotografato dopo il disastro della Deepwater Horizon via lifegate.it

Il Deepwater Horizon è il peggior disastro ambientale della storia, seguito dall’incidente di Exxon Valdez (1989) e da quello di Santa Barbara che nel 1969 portò allo sversamento di petrolio da un pozzo della Union Oil lungo le coste californiane. È proprio da quest’ultimo triste evento che ogni anno, per iniziativa delle Nazioni Unite, si celebra la Giornata Mondiale della Terra per sensibilizzare e coinvolgere i Paesi sul tema della salvaguardia dell’ambiente.