• Gabriele Masullo

I punti salienti del NATO Summit 2022 di Madrid

Dal 28 al 30 giugno si è tenuto a Madrid il NATO Summit 2022. Prima del 24 febbraio 2022, data dello scoppio della guerra in Ucraina, la NATO era un’organizzazione in crisi, tanto da essere definita dal presidente francese Macron “cerebralmente morta” (nel novembre 2019). Un apparente allontanamento della NATO dagli schemi difensivi dell’Europa era stato prefigurato già con il ritiro di circa 11.000 soldati americani dalle basi tedesche ai tempi dell’amministrazione Trump. Il presidente Biden, seppur fin da subito abbia cercato di ricucire i rapporti con gli alleati europei, non ha mai nascosto la volontà di indirizzare maggiori risorse al nuovo contesto “caldo” dell’Indo-Pacifico. Tutti gli occhi, o la maggior parte, erano puntati sulla Cina.

Dall’invasione russa dell’Ucraina il contesto è improvvisamente cambiato. I confini europei orientali sono tornati a vivere una situazione di allerta e minaccia a cui non eravamo più abituati da tempo e la NATO ha trovato nuova linfa vitale. Nessuno si sarebbe aspettato un’Alleanza così reattiva e unita nella risposta all’attacco russo in Ucraina. Nessuno si sarebbe aspettato un ulteriore allargamento della NATO a Paesi storicamente neutrali come Finlandia e Svezia. Nessuno si sarebbe aspettato di tornare a vedere un così massiccio impiego di soldati, mezzi e armi in Europa.


È in questo contesto di rinnovato interesse che si inserisce l’ultimo NATO Summit di Madrid. Queste le parole del segretario generale Jens Stoltenberg: “The decisions we have taken in Madrid will ensure that our Alliance continues to preserve peace, prevent conflict, and protect our people and our values. Europe and North America, standing together in NATO”.


Nella prefazione del nuovo Concetto Strategico viene ribadito ancora una volta il pieno supporto all’Ucraina, sottolineando come “a strong, independent Ukraine is vital for the stability of the Euro-Atlantic area”. La Russia torna ad essere al centro delle preoccupazioni di breve termine della NATO (al par. 8 si legge: “The Russian Federation is the most significant and direct threat to Allies’ security and to peace and stability in the Euro-Atlantic area”), che afferma come il comportamento di Mosca sia caratterizzato da azioni aggressive contro i suoi vicini e tutta la comunità transatlantica.


Ricordando i tre core-tasks dell’Alleanza (deterrenza e difesa; prevenzione e gestione delle crisi; cooperative security), vengono ribaditi due concetti relativi alla forza nucleare NATO:

● “The fundamental purpose of NATO’s nuclear capability is to preserve peace, prevent coercion and deter aggression”;

● “As long as nuclear weapons exist, NATO will remain a nuclear alliance”.

C’è dunque pessimismo sulle prospettive del controllo degli armamenti e viene posta maggiore attenzione sulla riduzione dei rischi e sulla prevenzione delle crisi come strumenti chiave per gestire la nuova era di competizione con Cina e Russia.


Non si parla solo di Mosca però. Nel New Strategic Concept è rinnovata l’attenzione dell’Alleanza anche al fianco Sud. “Conflict, fragility and instability in Africa and the Middle East directly affect our security and the security of our partners” (par. 11). Anche il premier spagnolo Pedro Sánchez ha mostrato la sua preoccupazione non solo per la profonda instabilità di quest’area, legata a fattori quali cambiamenti climatici, migrazioni e terrorismo, ma anche per l’espansione russa in Africa, principalmente attraverso la compagnia paramilitare Wagner.


Dopo Russia e fianco Sud, per la prima volta viene esplicitamente inserita nel NATO Strategic Concept la People’s Republic of China (PRC). È particolarmente interessante notare che alla Cina venga contestata l’“opacità” delle sue strategie. Per questo motivo la NATO si mostra disponibile al dialogo nel par. 14: “We remain open to constructive engagement with the PRC, including to build reciprocal transparency, with a view to safeguarding the Alliance’s security interests”. Inoltre, viene riposta sempre grande attenzione per l’espansione cinese in settori industriali chiave, come quello tecnologico, strettamente legato al potere economico che la Cina ha acquisito negli ultimi anni.


Il settore tecnologico rimane un punto cruciale anche per la NATO, sia per le opportunità che offre, ma anche per i rischi che comporta e che vanno limitati e regolati. Pertanto, da una parte è fondamentale modernizzare le proprie difese e mantenere il primato tecnologico, mentre dall’altra è necessario ridurre le vulnerabilità che l'avanzamento tecnologico produce.


Altra novità del Concetto Strategico 2022 è l’introduzione del cambiamento climatico come sfida del nostro tempo e come elemento di forte impatto sulla sicurezza degli Alleati. Proprio a questo riguardo, insieme al Strategic Concept, è stato presentato un altro documento: si tratta di un report del Segretario generale dal titolo “Climate Change

& Security Impact Assessment”. Queste le parole di Stoltenberg: “Today, I am releasing our first assessment of how climate change affects our security, our military assets, installations and activities, as well as our resilience and civil preparedness”. Inoltre, sempre Stoltenberg ha affermato che la NATO dovrà ridurre l’impatto delle attività militari sul clima e per farlo ha sviluppato il primo metodo per misurare le proprie emissioni, civili e militari. “This is vital, because what gets measured, can get cut”, parola di Jens Stoltenberg.


Parlando di cooperative security, l’Alleanza ribadisce che il “NATO’s enlargement has been a historic success” (par. 40) e che le partnership con Bosnia ed Erzegovina, Georgia e Ucraina continuano, confermando le decisioni prese in riferimento a questi paesi nel Summit di Bucarest del 2008.


A questo summit sono stati presenti anche partner NATO esterni alla regione euro-atlantica (Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud, Mauritania e Tunisia), come segno evidente di una mutata attenzione dell’Alleanza sulla scena mondiale, che adesso considera la Cina un avversario strategico con il quale dover confrontarsi. Al par. 45, infatti, si legge che “the Indo-Pacific is important for NATO, given that developments in that region can directly affect Euro-Atlantic security. We will strengthen dialogue and cooperation with new and existing partners in the Indo-Pacific to tackle cross-regional challenges and shared security interests.


Il summit ha visto anche l’intervento in videocollegamento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha chiesto "artiglieria moderna e sostegno finanziario" contro Mosca.

Un’ulteriore tema che ha tenuto banco durante i giorni di summit è stata la questione di Finlandia e Svezia. Dopo il veto iniziale della Turchia sull’ingresso nell’Alleanza di Helsinki e Stoccolma, poi ritirato, la NATO ha ufficialmente invitato i due Paesi a diventarne membri.


Durante il summit, forti e chiare le parole del presidente americano Biden, che oltre ad annunciare il rafforzamento della potenza militare USA in Germania e Italia, ha dichiarato che “la NATO è forte e unita”.


Dall’altra parte del mondo, il portavoce del ministero degli Esteri Zhao LIjian ha dichiarato che la NATO continua a "sostenere lo scontro di gruppo e la comunità internazionale dovrebbe mantenere un alto grado di vigilanza”.


Nonostante il surriscaldamento globale sempre più evidente e pericoloso per tutti noi, il clima da Guerra Fredda 2.0 è assicurato.