• Giuseppe Ventesimo

Il governo polacco "Giano bifronte" nei confronti dell'UE



Sono momenti ed ore concitate al confine polacco-bielorusso sulla situazione dei migranti provenienti dal Medio Oriente, nella quale in situazioni di conflitto e di lotta per interessi nazionali e politici, a pagare, anche con la vita, sono le vittime innocenti che tentano di costruire ed avere una vita e un futuro migliore. In questa situazione il governo polacco respinge i migranti alla frontiera, violando i diritti umani e le Convenzioni internazionali ed europee sui migranti e rifugiati. Non è la prima volta che il governo polacco si rende protagonista di questi episodi, che mettono in tensione la Polonia e l’UE.


Queste gravissime notizie attuali sono l’occasione e la prova tangibile per spiegare come la Polonia sia “Giano bifronte” nei confronti dell’UE. Per capire bene perché si è scritta questa metafora, dobbiamo allargare ad ampio raggio il rapporto tra Polonia e UE.


La Polonia, insieme ad altri Paesi dell’Est Europeo, era un Paese satellite dell’ex URSS e dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, e la successiva dissoluzione dell’URSS nel 1991, ha dovuto ristrutturare interamente la sua economia, passando da un’economia pianificata a un’economia di mercato di stampo capitalista.


Dopo un periodo di acuta crisi economica, in seguito ad una repentina trasformazione e al cambiamento strutturale della sua economia, il 1° maggio 2004 la Polonia è diventato ufficialmente un nuovo Stato membro dell’Unione Europea, con il grande allargamento ad Est, nella quale oltre la Polonia sono entrati altri nove nuovi Stati membri, la maggior parte di questi Paesi erano ex paesi satelliti dell’URSS. Da quel momento c’è stata un’inversione di tendenza per l’economia nazionale, dettata da una ripresa economica e dalla crescita e aumento del PIL pro capite. Ciò è avvenuto grazie ad ingenti investimenti esteri, principalmente da parte della Germania, data la vicinanza territoriale e geografica, e un forte investimento in infrastrutture e trasporti per collegare la Germania ai Paesi dell’Est Europeo, così da creare nuove reti. Così sono nate le Catene Globali del Valore (GVC) a guida tedesca, e questo lo si può vedere, per esempio, nel settore automobilistico, dove le fasi intermedie della lavorazione (componenti, pezzi del prodotto) sono svolte ed eseguite da imprese dell’Est Europeo indipendenti o filiali delle imprese tedesche, dove il costo del lavoro è molto basso.


In questo modo si è creato “il cuore manifatturiero” dell’Europa, che d’altronde richiama gli antichi legami culturali di inizio Novecento, quando ancora erano presenti i grandi Imperi europei. Si è creato un grande ed intenso legame tra la Germania e i Paesi Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca).


The economist PIL per capita Europa
via The Economist

Inoltre la Polonia e gli altri Paesi dell’Est Europeo hanno beneficiato della PAC (Politica Agricola Comunitaria) in quanto la loro economia si basa sull’agricoltura e anche perché ci sono molte aree rurali.


La Polonia è anche la prima beneficiaria delle politiche regionali o di coesione, sia nel precedente bilancio UE 2014-2020 sia nell’attuale bilancio UE 2021-2027, che avviene tramite i fondi strutturali (FSE, FESR), in quanto il PIL pro capite delle loro regioni è inferiore al 75% della media UE, e sono presenti profonde disparità e squilibri interni (la capitale Varsavia ed aree connesse all’Occidente come la Slesia che sono ricche ed avanzate e le aree rurali e periferiche che sono arretrate) e beneficia anche del Fondo di Coesione, fondo destinato agli Stati con un PIL inferiore al 90% della media UE e la Polonia rientra tra questi Stati. Tirando le somme, la Polonia ha beneficiato e giovato molto dalle regole del mercato interno, infatti come si può evincere dalla tabella sopra, il PIL pro capite è cresciuto negli anni.


Allo stesso tempo ci sono stati i timori degli Stati Occidentali UE, i quali hanno temuto che l’ingresso della Polonia e degli altri Paesi dell’Est Europeo nell’UE portasse a un dumping sociale, in quanto i salari e le tutele sindacali sono basse in questa area europea (mito dell’idraulico polacco, bocciatura Costituzione Europea nel 2004, bocciatura direttiva Bolkenstein), dumping fiscale, in quanto essendo rilasciata agli Stati membri la politica fiscale, adottano tassazioni basse con poca attenzione alle disparità interne e al welfare, ed effettuano queste manovre per attrarre investimenti dall’estero, e il dumping valutario, in quanto la Polonia non adotta l’Euro come valuta domestica e nazionale, e adottando cambi flessibili potrebbe creare distorsioni al mercato valutario.


Avendo beneficiato e beneficiando ancora oggi della loro membership UE, ci si aspetta, come dovrebbe essere, una leale cooperazione e collaborazione con gli altri Stati membri UE e con le Istituzioni UE. Ma così non sta accadendo, e lo si può constatare dal mancato rispetto dei diritti umani, dal mancato rispetto delle minoranze, dalla mancata protezione al cospetto della comunità LGBT, al controllo da parte del Governo sulla magistratura, nella quale il Governo ha nominato alcuni giudici della Corte Costituzionale polacca, senza rispettare il principio dell’indipendenza della magistratura e del potere giudiziario, il controllo anche sulle Università. Infatti c’è stato l’intervento della Commissione UE e del Parlamento UE, in cui volevano dirimere sanzioni verso la Polonia, che non rispettava lo Stato di diritto. Infatti chi è già membro UE e non rispetta i diritti e i valori fondamentali riportati nell’art. 2 TUE, si applica l’art. 7 del TUE, che però trova la paralisi nel paragrafo 2, in quanto richiede l’unanimità per la continuazione della procedura. Questo accade in quanto vige ancora il metodo intergovernativo, dove la decisione è rilasciata in mano agli Stati Membri, e questo crea un gran problema in quanto può bloccare e blocca molte attività dell’UE.


Ancora l’anno scorso la Commissione Europea e il Parlamento Europeo avevano esplicato che la Polonia avrebbe ricevuto i fondi del Next Generation EU, un grande piano di rilancio di 750 miliardi di euro per rilanciare l’economia colpita duramente dalla pandemia Covid-19, solo se rispettasse lo Stato di Diritto. Infatti secondo un sondaggio e un’intervista condotta dall’UE nel 2020, il 72% dei cittadini polacchi ed ungheresi erano d’accordo nel legare i fondi europei al rispetto dello stato di diritto.


Il sondaggio conferma che i cittadini polacchi si sentano molto cittadini europei e infatti in Polonia l’Europa si sente ovunque, da Varsavia a Cracovia, da Danzica a Lodz. La si trova nelle targhe delle tantissime opere pubbliche finanziate con i fondi dell’UE. E l’UE ha permesso alla Polonia di modernizzarsi e di rilanciare la sua economia.


Dunque alla luce di tutto ciò l’attuale governo polacco dovrebbe effettuare un’attenta riflessione ed imparare che come si riceve e si prende dall’UE, si deve anche dare e contribuire per l’UE. Non deve essere una relazione a senso unico e il governo polacco non deve comportarsi da “Giano bifronte” nei confronti dell’UE.