• Lorenzo Pesci

Il nucleare torna alla ribalta

Alzi la mano chi pensava che con la transizione ecologica messa in atto dall’UE con il Recovery Fund avremmo sentito parlare di nuovo dell’energia nucleare. Scopriamo insieme cosa è successo.


Nel mese di ottobre un gruppo di dieci Stati – Francia, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovenia, Slovacchia e Romania– ha scritto una lettera alla Commissione europea nella quale chiede di inserire l’energia nucleare nella tassonomia, ossia una guida a cui fanno riferimento i governi per stabilire quali fonti rispettano i parametri dell’Accordo di Parigi. Nel documento inviato a Bruxelles si fa leva sul fatto che, visti gli elevati prezzi raggiunti dall’energia, è fondamentale diversificare le risorse e ridurre la dipendenza da una singola fonte di energia e, di conseguenza, da un Paese (ogni riferimento alla Russia è puramente casuale).


La richiesta dei dieci è accompagnata da un dossier che afferma che le emissioni di anidride carbonica sono comparabili a quelle degli impianti idrici o eolici per la produzione elettrica: ulteriore punto di forza messo in luce è che, una volta avviata la centrale, il costo di produzione di kw è inferiore rispetto a quello delle altre fonti. Tutti questi risultati sono stati raggiunti grazie allo sviluppo dei cosiddetti SMR (Small Modular Reactor), ossia i reattori di nuova generazione che riescono a coniugare dimensioni ridotte, potenza elettrica minore, ma modalità di esercizio e sviluppo modulari: questo ultimo aspetto presenterebbe notevoli vantaggi sulla sicurezza, vista l’eliminazione dell’intervento dell’uomo e delle pompe per garantire la sicurezza (in questo caso passiva).


L’organizzazione ambientalista Greenpeace si è subito dichiarata contraria a questo ritorno del nucleare, facendo leva sulla pericolosità dei rifiuti radioattivi, sul costo elevato per la costruzione delle centrali e sul rischio di nuovi Chernobyl o Fukushima; altro fattore negativo sottolineato dall’associazione, è quello della lunghezza dei tempi per la costruzione delle centrali.


Emmanuel Macron: ‘We must wage the battle of innovation and industrialisation at the same time.’ Photograph: Ludovic Marin/AFP/Getty Images

Chi spinge per il nucleare è la Francia: il presidente Macron, infatti, ha recentemente affermato di voler puntare sulla costruzione di nuove centrali nucleari “per garantire l’indipendenza energetica della Francia” e per raggiungere l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050. Una cosa importante da sottolineare è che Parigi già fa un uso importante del nucleare: il 70% dell’elettrice proviene dalle centrali ampiamente diffuse nel territorio. I transalpini, però, non sono gli unici a voler costruire nuove centrali nucleari: Polonia, Romania, Finlandia, Slovacchia, Bulgaria, Ungheria e Svezia stanno valutando la tecnica produttiva di nuova generazione.


In tutto questo che posizione ricoprono l’UE e i suoi Stati membri? Sul fronte del no è attivissima la Germania, che ha già preso l’impegno di chiudere tutte le sue centrali nucleari entro il 2022, anche forte dell’imminente apertura del controverso gasdotto Nord Stream 2 che collega direttamente Russia e Germania passando sotto il Mar Baltico. Ad arricchire il fronte no-nucleare sono Austria, Danimarca, Lussemburgo e Spagna. Per quanto riguarda il nostro paese, a margine della conclusione del Consiglio europeo, il presidente Draghi ha affermato che “Il punto di arrivo sono le rinnovabili ma per molti Paesi è difficile rinunciare al gas”.


La presidente Ursula von der Leyen, sempre dopo il summit del Consiglio europeo, ha di fatto aperto al nucleare dichiarando che “è ovvio che abbiamo bisogno di più energia rinnovabile e pulita… accanto a questo abbiamo bisogno di una fonte stabile, il nucleare per esempio, e durante la transizione anche del gas naturale. Come abbiamo già detto ad aprile, presenteremo la tassonomia a breve”.


XEL HEIMKEN / DPA / DPA PICTURE-ALLIANCE – Ursula Von der Leyen

Quello che emerge dalle parole della presidente è che la volontà europea è quella di tentare di tutelare le famiglie dall’aumento dei prezzi dovuto al passaggio all’energia green. Ma, bellezza di internet, abbiamo un leak della tassonomia europea pubblicato dalla testata Euractiv. Il testo stabilisce i criteri per i quali il gas può essere considerato come fonte transitoria: in questo modo sarebbe considerato come energia pulita e dunque idonea ai finanziamenti.


Per quanto riguarda il nucleare, invece, abbiamo una divisione in cinque gruppi delle attività connesse ad esso: produzione di elettricità, cogenerazione nucleare ad alta efficienza, stoccaggio delle scorie radioattive, estrazione e lavorazione dell’uranio e riutilizzo del combustibile. Il documento definisce come “attività abilitante” solo le ultime tre categorie”.


Di qui un’apertura all’utilizzo di fondi UE per alcune delle costose voci in capitolo del ciclo della produzione dell’energia nucleare.