• Stefano Balboni

Il nuovo Fiscal Compact e l’Unione Europea che verrà

Il nuovo Fiscal Compact e l’Unione Europea che verrà. La lettera al Financial Times firmata da Macron e Draghi apre la discussione sulle politiche di bilancio europee.


Il 23 dicembre il Financial Times pubblica una lettera scritta da Macron e Draghi dove si afferma la volontà dei due Paesi di cambiare le regole di bilancio europee. Nel testo si fa riferimento all’andamento economico degli stati membri dell’Unione, una ripresa che non ha ancora permesso di recuperare i livelli pre-pandemia ma che anche grazie al piano di investimenti Next Generation Europe mostra segnali incoraggianti. Il vero fulcro è però la riflessione dei presidenti sul Fiscal Compact. Secondo Italia e Francia va mantenuto lo spirito di solidarietà che ha portato al piano di investimenti europeo ma questo non sarebbe sufficiente per garantire una crescita sostenuta nel medio termine, soprattutto in vista delle grandi sfide che attendono l’Unione, prima su tutte quella della transizione ecologica.


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Draghi e Macron alla firma del Trattato del Quirinale | Corriere

Nella lettera si sottolinea la necessità di cambiare le regole di bilancio europee, secondo gli autori queste meritavano di essere riviste già nel periodo antecedente alla pandemia e hanno rincarato la dose definendole troppo oscure e complesse. Seppur non si sia fatto un riferimento esplicito risulta chiaro che le affermazioni riportate riguardino la riforma del Fiscal Compact. Le regole del trattato avrebbero limitato le azioni dei governi durante le crisi e avrebbero sovraccaricato la politica monetaria oltre ad aver limitato la spesa in investimenti, necessari per la crescita dei Paesi UE.


A onore di cronaca va ricordato che il Fiscal Compact è stato sospeso proprio per permettere agli stati membri di agire con mezzi straordinari per rispondere alla crisi economica scaturita da quella sanitaria.


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Romano Prodi, uno dei più diffidenti verso il Patto di Stabilità europeo

Già nel 2002 Romano Prodi allora presidente della Commissione europea definì il Patto di stabilità (predecessore dell’attuale trattato) come stupido ma utile, come tutte quei meccanismi legislativi rigidi. Va sottolineato come il rispetto di alcuni parametri economici allo stato attuale è irrealistico e alcuni siano evidentemente da rivedere per essere adeguati alla realtà, ad esempio, il rapporto debito/PIL al 60%. Le regole europee necessitano di aggiornamenti per poter essere pienamente performanti ma non è chiaro se la possibile revisione, nel senso dell’allentamento di alcuni vincoli, possa garantire effettivamente lo sviluppo economico e non la ripresa di politiche di bilancio allegre da parte degli stati membri.


Questa riflessione non è tanto dettata dalla difesa di quella che viene comunemente definita come austerità, piuttosto il punto è ragionare sull’efficacia dell’allargamento delle maglie delle regole di bilancio. La decisione di ridurre i vincoli se non adeguatamente studiata potrebbe addirittura risultare incoerente con i piani già introdotti dall’Unione. Il primo ad essere minacciato potrebbe essere proprio il valore fondante del Next Generation, la solidarietà tra gli stati membri. Regole più morbide potrebbero incentivare gli Stati a utilizzare propri mezzi per finanziarsi anche in casi di shock simmetrici, facendo quindi passi indietro rispetto a quel timido cenno che potrebbe portare alla creazione di una fiscalità europea rappresentato dal Recovery Fund.


È ancora presto per capire con certezza quali saranno gli sviluppi futuri sulle regole di bilancio comune, la rinnovata alleanza tra Italia e Francia è però destinata a fare da contrappeso durante i negoziati con i Paesi rigoristi guidati dalla Germania. Sebbene i tedeschi abbiano formato un nuovo sistema di alleanze interno il nuovo governo di Scholz difficilmente accetterà l’annacquamento delle regole di bilancio.