• Ludovica Ramundo

Il ruolo dei Fratelli Musulmani in Egitto: dalla Primavera araba ad oggi

I fratelli musulmani sono considerati il gruppo di rappresentanza dell’Islam politico in Egitto. Tuttavia, dopo il successo politico ottenuto a seguito della Primavera araba, il movimento ha visto una fase di declino. Infatti, dopo il colpo di Stato del 2013, il suo ruolo politico e sociale è cambiato sia nella dimensione locale che in quella internazionale.


Evoluzione storico-politica della Fratellanza


I Fratelli Musulmani si costituiscono in Egitto durante la prima metà del XX secolo e vivono un percorso altalenante. Tra repressioni e concessioni, istituiscono un modello di sistema alternativo all’occidentalizzazione e alla secolarizzazione. Guadagnano sempre più consenso popolare riuscendo a formare la più grande forza di opposizione parlamentare con candidati indipendenti alleati del Partito Wafd, fino ad arrivare alla rivoluzione verde durante la quale, a seguito della deposizione di Hosni Mubarak, l'allora Presidente egiziano in carica dal 1981 al 2011, la Fratellanza approfitta del momento di instabilità e assume l’impegno politico, creando il partito “Libertà e Giustizia” e raggiungendo l’apice con la conquista della carica presidenziale del Paese e l’elezione di Mohamed Morsi, Presidente dal 2012 al 2013. Tuttavia, la conquista del potere coincide con l’inizio del declino del movimento, le cui cause sono da ricercare nell’incapacità di gestione del potere e delle responsabilità. Infatti, la gestione non seguirà gli enunciati principi di democrazia, del rispetto delle libertà, della separazione dei poteri, del supporto dei diritti umani e della sovranità del popolo; il governo sarà, invece, caratterizzato da inflessibilità e rigidità nei processi decisionali, concentrazione dei poteri in un piccolo gruppo di persone, mancanza di trasparenza e fiducia, una strategia politica incoerente e non aggiornata che provoca divergenze interne e dispute generazionali. La procurata crisi interna culmina con il colpo di Stato del generale Abdel Fattah al-Sisi che sale al potere nel 2014. La rivoluzione popolare per i Fratelli Musulmani rappresenta l’inizio della crisi dell’Islam politico in Egitto e il fallimento politico della Fratellanza, oltre che un pericolo esistenziale per i membri del movimento, i quali sono stati imprigionati sotto il governo militare, condannati a morte o esiliati. Infatti, la strategia adottata dal governo del generale al-Sisi è quella della persecuzione, classificando i partecipanti come terroristi con lo scopo di isolare i singoli membri e di costringerli a fuggire in altri Paesi.


Ruolo della Fratellanza Musulmana nel contesto internazionale


A distanza di dieci anni dalla rivoluzione, è interessante osservare la posizione dei Fratelli Musulmani all’interno del contesto internazionale e quindi la posizione degli attori internazionali nei confronti dell’Islam politico stesso. La dimensione internazionale vede da una parte i Paesi che supportano i membri della Fratellanza che fuggono dall’Egitto, mentre dall’altra i Paesi che contribuiscono alla soppressione del movimento, considerandolo una fonte di ispirazione ideologica. Per quanto riguarda la prima categoria, vi sono attori come il Qatar e la Turchia che possiedono stretti legami con la Fratellanza e i suoi affiliati e, infatti, i membri esiliati del gruppo egiziano dopo la fuga si sono installati all’interno dei confini di questi Paesi; la ragione di questa accoglienza si trova nell’agenda politica, come ad esempio in quella di Erdogan, ai profitti della quale il supporto di un alleato che condivide lo stesso approccio politico conservativo è vantaggioso. Mentre nella seconda categoria troviamo attori come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, i quali lavorano per sopprimere i movimenti affiliati della Fratellanza, classificandoli come organizzazioni di estremisti e terroristi, in quanto individuano nell’attrazione populista dei Fratelli Musulmani una rivalità ideologica alle monarchie assolute saudita e degli emirati. Esiste poi una categoria terza categoria al centro di questi due poli soprammenzionati, all'interno della quale sono presenti Stati Uniti e Stati europei; nel contesto occidentali, infatti, non esiste una visione lineare e definita nei confronti della Fratellanza. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sebbene la Fratellanza sia considerata da alcuni come catalizzatore di estremismo e terrorismo, e sebbene in ragione di ciò sia stata sottoposta a una rigorosa valutazione da parte dei circoli di sicurezza e di decisione politica, l’opzione di classificare i Fratelli Musulmani come terroristi è stata esclusa per diverse ragioni. La prima risiede nel fatto che non sussistono gli elementi enunciati nella definizione legale necessari per classificare un’organizzazione come terroristica, mancando l’uso della violenza come strumento per ottenere successi politici; inoltre, classificare i Fratelli Musulmani come terroristi sottrarrebbe risorse utili al contrasto a minacce ben più serie, oltre al fatto che genererebbe ripercussioni sulla comunità musulmana presente sul territorio statunitense, alimentando episodi di Islamofobia. Sul suolo europeo, allo stesso modo, non esistono linee guida centrali sulla gestione del fenomeno ma anche in questo caso l’opinione è divisa tra coloro che vedono i Fratelli Musulmani come fonte di divisione sociale e di alimentazioni di correnti radicali e coloro che considerano la Fratellanza un interlocutore di mediazione tra i funzionari governativi e la comunità musulmana, ma anche una fonte di integrazione, offrendo alla comunità la possibilità di coltivare la loro identità religiosa rimanendo cittadini di Paesi europei.


Conclusioni


In conclusione, è chiaro che oggi i Fratelli Musulmani stanno affrontando un momento di crisi e di spaccatura, sia a livello internazionale che locale. In Egitto, infatti, non vi è posto per i Fratelli Musulmani in quanto il regime repressivo del generale al-Sisi non permette libertà di espressione, soprattutto quando si tratta di Islam politico: i movimenti religiosi sono considerati una minaccia interna e chi decide di restare in Egitto è destinato ad affrontare la prigione o la morte. In ragione di ciò, la maggior parte dei membri si sono sentiti costretti alla fuga in altri Paesi, influenzando di conseguenza anche il contesto internazionale. Inoltre, la scissione della Fratellanza nei vari Paesi potrebbe essere causa di conflitti all’interno del movimento stesso, il quale già presenta sia divergenze interne autocritiche, relativamente all’accertamento delle ragioni del mancato successo in Egitto, ma anche elementi di delusione e mancanza di fiducia nell’Islam politico che hanno scatenato un conflitto generazionali tra correnti liberali e conservatori. Ad ogni modo, non ci sono previsioni certe sul futuro che aspetta i Fratelli Musulmani, ma per poter riemergere da questo momento di crisi la Fratellanza deve fronteggiare e gestire le sfide interne ed esterne che hanno sopraffatto il movimento e restaurare l’unità originale del movimento, che al momento è frammentata non solo da questioni ideologiche e politiche ma anche organizzative e strategiche.