• Maria Giada Cabbua

Il sogno verde europeo: il Green Deal

L'Unione europea, sin dagli albori, ha avuto un occhio di riguardo per la questione ambientale. Negli ultimi anni, la crescente preoccupazione per i devastanti effetti determinati dal cambiamento climatico ha avuto come conseguenza l'emergere di movimenti di protesta guidati dalle generazioni più giovani, che sono riusciti nell’intento di porre nuovamente la questione ambientale al centro delle agende politiche internazionali. L’Unione Europea ascoltando il grido d’allarme lanciato dai giovani, l’11 dicembre 2019 ha deciso di presentare il Green Deal, il Patto Verde Europeo, una strategia volta a rispondere alla sfida del cambiamento climatico. L’ambizioso Progetto implica una trasformazione radicale della società e dell’economia che dovranno essere rese più sostenibili e resilienti, ponendosi come obiettivo la neutralità climatica entro il 2050.

La guerra russo-ucraina ha fatto emergere, con ancor più forza, la necessità per l'Europa di rivedere e migliorare la sua politica energetica. Da sempre impegnata in prima linea sui problemi ambientali, ora l'UE deve avviarsi verso un nuovo sviluppo energetico ed eco-sostenibile.



Le origini della politica ambientale comunitaria

La politica ambientale dell’Unione Europea è figlia degli obiettivi comunitari di integrazione economica. Il Trattato che istituisce la Comunità economica europea (TCEE) firmato il 25 marzo 1957 insieme al Trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica (TCEEA) contemplava le prime embrionali misure di politica ambientale: l’articolo 30 stabiliva la possibilità per gli Stati membri di adottare misure a protezione della vita e della salute delle persone, degli animali e delle piante facendo così un generico riferimento alla tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Sebbene i Trattati di Roma non contenessero originariamente competenze comunitarie per quanto concerne la protezione dell’ambiente, oggi l’Unione Europea è un attore che detiene un ruolo di leadership in materia di tutela ambientale in quanto è possibile iscriverla tra le principali promotrici di policy che possiedono l’obiettivo di tutelare le risorse ecosistemiche e rendere l'economia dei suoi Stati Membri più rispettosa dell'ambiente, salvaguardando la salute e il benessere di tutti coloro che vi risiedono.

È dall'ottobre del 1972, anno in cui ebbe luogo il Vertice di Parigi, che i capi di governo decisero di intraprendere una politica ambientale comune. Dal vertice, l’interesse per l’ambiente iniziò a prendere concretamente forma in Europa, grazie anche ai primi movimenti ambientalisti su scala globale e alla prima grande Conferenza internazionale sull’ambiente ovvero la Conferenza di Stoccolma che si tenne proprio nel medesimo anno in cui si è svolto il Vertice di Parigi. Fu nel 1986 con l’adozione dell’Atto Unico europeo (Single European Act, SEA) entrato in vigore l’anno successivo, che la politica ambientale europea fece il suo ingresso ufficiale tra gli obiettivi riconosciuti della Comunità europea tanto che per la prima volta venne disciplinata a livello dei Trattati istitutivi grazie all’introduzione nel Trattato Comunitario di un vero e proprio Titolo (Titolo VII, artt. 130R, 130S e 130T, ora Titolo XX, artt. 191-193 TFUE) dedicato alle tematiche ambientali.

Il Consiglio europeo designò il 1987 "Anno europeo dell'ambiente" stimolando la Comunità a compiere significativi progressi in materia di protezione dell'ambiente, promuovendo al medesimo tempo delle iniziative che avessero lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la tutela e il miglioramento dell'ambiente.

Con il Trattato di Amsterdam, entrato in vigore nel 1997, la Comunità Europea ha posto ufficialmente tra le sue priorità assolute il raggiungimento di un elevato livello di protezione ambientale.


Green Deal: Verso Un’Europa Sempre Più Verde

In Europa, la crescente preoccupazione per il cambiamento climatico si è riflessa in un sostegno elettorale sempre più forte ai partiti Verdi nelle elezioni europee del 2019 e con l'emergere di movimenti come Fridays for Future of Youth Strike for Climate. In un’Europa incalzata da una rinnovata spinta green, l’11 dicembre 2019 è stato presentato il “Patto Verde”, il Green Deal Europeo (GDE), una nuova strategia di crescita sostenibile fortemente voluta dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Grazie a questo ambizioso progetto l’Unione mira a detenere la leadership in materia climatica e a guidare l’azione mondiale, divenendo così un modello per la comunità internazionale.

La stessa Ursula von der Leyen ha affermato che il Green Deal rappresenta "il momento dell'Europa".

Grazie al piano degli obiettivi climatici 2030, i leader europei dovranno impegnarsi nella riduzione del 55% delle emissioni di GHG rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030: tale target intermedio del Green Deal è in linea con l'obiettivo dell'accordo di Parigi di mantenere l'aumento della temperatura a livello mondiale ben al di sotto dei 2°C e proseguire gli sforzi per mantenerla al di sotto di 1,5°C.

L’obiettivo finale e più ambizioso, che l’UE mira a raggiungere, è quello di divenire il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Per assicurarsi che ciò avvenga, la Commissione ha proposto di trasformare il target delle emissioni zero entro il 2050 in un obiettivo giuridicamente vincolante grazie ad una vera e propria legge sul clima.

Il Green Deal è un investimento per la società e per le generazioni future. Molteplici sono i piani d’azione che l’Europa metterà in campo investendo in ogni singolo settore economico, da quello energetico a quello alimentare.

Il pilastro finanziario del GDE è l’European Green Deal Investment Plan (EGDIP) noto anche come Sustainable Europe Investment Plan (SEIP), ossia un articolato piano d’investimento il quale non solo contribuirà alla realizzazione degli obiettivi del Green Deal, ma anche al raggiungimento dei target della strategia delle Nazioni Unite Sustainable Development Goals.

Dal momento che il consenso globale sulla necessità di una transizione climatica cresce, l’obiettivo principale è la creazione di una diplomazia del Green Deal, di una “diplomazia verde” che miri alla condivisione di un quadro comune internazionale nell'adozione di politiche in sostegno dell’ambiente. Il Green Deal Europeo è in toto uno strumento geopolitico.

Il multilateralismo svolgerà un ruolo essenziale nel riunire i paesi e stabilire una strategia comune con un unico obiettivo: la salvaguardia del pianeta.

L’Europa può contare su una risposta multilaterale grazie all'Accordo di Parigi, il trattato internazionale che invita i paesi firmatari a rafforzare la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico. Al fine di promuovere un'azione ambiziosa per il clima sarà fondamentale incrementare la cooperazione bilaterale con i paesi al di fuori dell'UE, in particolare con le economie del G20 tra le principali responsabili di una gran quantità di emissioni globali.


Il “Patto Verde” e la guerra russo-ucraina

La guerra russo-ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, sta arrecando enormi danni all'ambiente. L'Ucraina è un territorio ricco di siti industriali e di centrali nucleari che vengono prese di mira dai bombardamenti russi. Il rilascio di materiale pericoloso e di particelle tossiche nell'ambiente e nell'atmosfera avranno ripercussioni negative sia per la salute ecosistemica sia su quella umana.

Inoltre, la guerra ha fatto emergere alcune criticità per quanto concerne l'approvvigionamento energetico europeo. Il gas russo è stato utilizzato da Mosca per tenere sotto scacco l'Europa. La crisi del gas che ha investito l'Europa non ha fatto altro che porre il focus sul fatto che sia necessario per l'UE puntare sulla produzione di energie rinnovabili in modo da ridurre la domanda di energia dalla Russia e dagli altri Paesi.

Nonostante l'UE sia impegnata nell'affrontare la crisi bellica portatrice di instabilità e crisi economica, è arrivato il momento di accelerare sulla transizione energetica e di puntare sulla strategia della diversificazione degli approvvigionamenti. In un periodo di crisi energetica in cui aleggia pericolosamente lo spettro del ritorno all'uso dei combustibili fossili, l'Unione Europea deve fare da apripista per investire massicciamente sulle rinnovabili.

Se le aspettative sul Green Deal non saranno disattese, l’Europa diverrà un esempio per gli altri Paesi e deterrà l'agognata governance internazionale in materia di tutela ambientale.