• Alessia Maldera

Iraq, la “terra tra due fiumi” che non ha più acqua

L'Iraq potrebbe subire un calo del 20% delle risorse idriche entro il 2050 a causa del cambiamento climatico, ha detto la Banca Mondiale la scorsa settimana, avvertendo delle possibili ripercussioni sulla crescita e l'occupazione nel Paese. Al momento, milioni di persone sono a rischio a causa della mancanza di acqua e la crisi sembra intensificarsi ogni giorno di più. Difatti, l’Iraq è considerato uno dei paesi più vulnerabili al mondo in relazione ai cambiamenti climatici.



Tradizionalmente conosciuto come "la terra tra due fiumi" o Mesopotamia, lussureggiante e fertile, l'Iraq sta sperimentando sempre di più eventi climatici estremi, aggravando la sua fragilità ambientale e la scarsità d'acqua nel territorio. La piovosità in Iraq negli ultimi anni è stata estremamente bassa, il che ha creato una fortissima siccità. In più, a causa della costruzione di dighe nei Paesi vicini, in particolare in Turchia, in Iran, e in Siria, il flusso d'acqua nei fiumi Tigri ed Eufrate è diminuito rispettivamente del 29% e del 73%.



La maggior parte dell'acqua dei fiumi Eufrate e Tigri proviene dagli altopiani turchi. Tuttavia, la Turchia ha intrapreso uno sforzo enorme su questo fronte con la sua decisione del 1975 di cominciare il Progetto dell'Anatolia sudorientale, noto anche come GAP. L’obiettivo, con il GAP è di costruire 22 dighe e 19 centrali idroelettriche e di irrigare 17.000 km2 di terra. L'acqua complessiva che verrebbe catturata da questo progetto sarebbe di circa 100 km3, che è tre volte di più della capacità complessiva dei serbatoi iracheni e siriani messi insieme. L’Iraq, infatti, sta cercando di arrivare a degli accordi con la Turchia perché questa gli garantisca una quota equa di acqua potabile, ma questo sforzo non sembra essere sufficiente.



Ad aggravare la crisi dell’acqua è però sicuramente il duro impatto del cambiamento climatico. La crisi dell’acqua mette a rischio la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza e il progresso dell'uguaglianza di genere e pone una seria minaccia al pieno godimento dei diritti umani, in particolare per i gruppi e le persone che vivono nelle situazioni più vulnerabili. L'impatto del cambiamento climatico contribuisce anche a provocare spostamenti interni e migrazioni precarie. Le donne, i bambini e i giovani sono i più colpiti da questo peggioramento della situazione.


La distruzione di nuclei familiari e mezzi di sussistenza, e la perdita di bestiame e raccolti a causa della scarsità d'acqua, sono diventati una realtà quotidiana per quelle comunità che sono le più colpite dal cambiamento climatico. Inoltre, l'accesso limitato ai mercati a causa delle restrizioni di movimento intermittenti imposte in relazione alla pandemia da COVID-19, i prezzi più alti del foraggio e delle attrezzature dopo la svalutazione del dinaro iracheno, e le scarse precipitazioni stanno colpendo anche gli allevatori a causa della riduzione delle aree di pascolo e della disponibilità di colture foraggere. Quindi la crisi dell’acqua mette in forte pericolo il settore agricolo e dell’allevamento, e quindi l’economia già fragile del Paese.



Un altro problema è costituito da decenni di conflitto, in particolare con lo Stato Islamico, che hanno devastato gran parte delle infrastrutture idriche del paese e quindi impedito l'accesso all'acqua per molti. Ciò ha comportato e ancora comporta l’abbandono di molti villaggi e la migrazione incontrollata verso le grandi città, dove ad oggi vive circa il 70% della popolazione.



Per migliorare la crisi dell’acqua in Iraq c’è bisogno di cooperazione al livello internazionale. Sia prima che dopo la COP26, l'ONU cerca di sostenere l'Iraq nella mitigazione e nell'adattamento del Paese al cambiamento climatico, attraverso dei progetti di sostenibilità che si concentrano sulla creazione di mezzi di sussistenza e sullo sviluppo a medio e lungo termine, che promuovono investimenti in infrastrutture efficienti per l'acqua e le acque reflue, l'irrigazione e la gestione del consumo di acqua, così come l'uso di energie rinnovabili come l'energia solare. L'ONU sta anche lavorando con il governo sulla formazione, lo sviluppo delle competenze e il rafforzamento della capacità di affrontare il cambiamento climatico. Gli sforzi dell’advocacy stanno aumentando la consapevolezza pubblica sui temi del consumo idrico e della gestione sostenibile dell'acqua.


Ma tutto questo non basta, in quanto l’economia irachena risulta essere ancora troppo fragile, così come il governo, soprattutto da dopo la crisi, ancora non risolta, derivata dalle elezioni dell’ottobre 2021 che non hanno ancora permesso la formazione di un nuovo parlamento e di un nuovo governo. Tuttavia, il governo iracheno deve assolutamente intraprendere delle azioni rapide e decise per stabilire una strategia sulla gestione dell'acqua. L'Iraq deve impegnarsi inoltre nella cooperazione e nel coordinamento regionale, nonché modernizzare l'irrigazione, il drenaggio, l'approvvigionamento idrico e i sistemi sanitari, così come concentrarsi sulla ricerca e lo sviluppo in questo settore.