• Stefano Balboni

L'Albania preme l'acceleratore per entrare nell'UE

L’Albania preme l’acceleratore per entrare nell’Unione Europea. Edvin Rama cerca l’appoggio italiano per superare il veto all’ingresso nell’Unione Europea da parte della Bulgaria.


Edvin Rama è stato nominato per la terza volta consecutiva in aprile come primo ministro della Repubblica d’Albania grazie alla vittoria alle elezioni del partito socialista. Dal 2013, anno del suo insediamento a capo dell’esecutivo, durante i suoi mandati Rama si è speso per diverse cause: innovare economicamente il Paese, diminuire la corruzione, continuare il processo di democratizzazione dell’Albania e entrare ufficialmente nell’Unione europea (la domanda di ammissione dello Stato all’Unione risale al 2009).


Già nel 2014 il primo ministro albanese si era reso protagonista per il suo dinamismo in occasione del processo di Berlino, iniziativa diplomatica proposta da Angela Merkel allo scopo di aumentare la cooperazione intergovernativa dei Paesi dei Balcani occidentali, nella più larga cornice di un futuro allargamento dell’Unione Europea. Nello stesso anno l’Albania aveva ottenuto ufficialmente lo status di paese candidato all’entrata nell’Unione Europea.


In questi anni il Paese ha portato avanti varie riforme (tra cui la riforma del sistema giudiziario e norme anticorruzione) per allinearsi agli standard europei di democraticità. Il 2019 sembrava essere l’anno giusto per l’avvio ufficiale dei negoziati d’adesione all’Unione Europea, ma la Francia di Macron pose un veto momentaneo dovuto ad alcune perplessità tecniche riguardo ai criteri da rispettare per l’entrata.


L’entrata dell’Albania nell’Unione Europea è legata a doppio filo con la Macedonia del Nord, Bruxelles infatti sta lavorando a un piano d’allargamento che prevede entrambi i Paesi. Il modus operandi della Commissione europea sta però mostrando alcune criticità legate al piano politico.

Tsipras e Zaev alla firma degli accordi di Prespa, Grecia, Macedonia
Tsipras e Zaev alla firma degli accordi di Prespa | via Osservatorio Balcani e Caucaso

La Repubblica della Macedonia del Nord ha assunto questa denominazione ufficialmente solo nel 2019, dopo una lunga trattativa con la Grecia che osteggiava l’entrata del Paese sia nella NATO che nell’UE a causa di una complessa questione legata al suo nome precedente (Repubblica di Macedonia). Caduto il veto greco però si è presentato quello della Bulgaria, i due paesi confinanti non sono ancora riusciti a risolvere una controversia che riguarda proprio il territorio della Macedonia del Nord.


Per riassumerlo brevemente la Bulgaria considera la Macedonia del Nord come parte del proprio territorio (passato a guida serba dopo la prima guerra balcanica del 1912), di contro i macedoni si considerano indipendenti.


Il veto della Bulgaria sta di fatto rallentando l’adesione albanese che rimane legata alle sorte macedone. Le reazioni di Tirana però non si sono fatte attendere, il 28 settembre durante il vertice tra Unione Europea e i Paesi dei Balcani occidentali, Rama ha espresso a Ursula von der Leyen le proprie preoccupazioni circa il veto bulgaro ottenendo rassicurazione da parte della presidente della Commissione europea e strappando la promessa dell’apertura dei negoziati di adesione entro fine 2021. Nonostante la promessa Rama è consapevole che le tempistiche potrebbero andare incontro a rallentamenti. Per accelerare il processo Rama potrebbe contare sull’aiuto dell’Italia.


Edvin Rama incontra Mario Draghi a Palazzo Chigi
Rama incontra Draghi a Palazzo Chigi | via Presidenza del Consiglio dei Ministri