• Stefano Cioffarelli

L’interesse strategico sotteso al controllo dello spazio marittimo

L'iniziativa Three Seas mira a promuovere la cooperazione per lo sviluppo delle infrastrutture nei settori dell'energia, dei trasporti e del digitale. La cooperazione punta a nuovi investimenti, crescita economica e sicurezza energetica.

Il giurista tedesco Carl Schmitt in Terra e mare scrive “La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri contro le potenze marittime”[1].

La storia antica mostra come la civiltà classica abbia trovato il proprio archè nell’acqua: a ragione Atene può essere considerata la prima potenza talassocratica, mentre Sparta – fortemente militarizzata e chiusa in sé stessa - una prima forza tellurica. Fino al 1713, anno a cui risale il trattato di Utrecht, il mare è uno spazio libero in cui cessa qualsiasi forma di diritto, luogo di corsari[2] e dominio in cui esercitare potere e influenza. La centralità dell’elemento marittimo viene temporaneamente oscurata dai progressi ottenuti nella fase della cosiddetta “prima globalizzazione”[3], in particolare il potenziamento delle strade ferrate, che donano nuova linfa alle potenze di terra – Russia, su tutte – con buona pace di Mackinder.


Da segnalare, però, come nessun collegamento terrestre possa sostituire il controllo geostrategico esercitato attraverso i mari. Tale considerazione è testimoniata dal rinnovato interesse statunitense verso il teatro dell’Indo-Pacifico, trainato dalla prima amministrazione Obama[4], che ha portato gli Stati Uniti a riscoprire la propria dimensione imperiale, concentrandosi su obiettivi strategici effettivi. Ciò nonostante, il peso esercitato dalla teoria mackinderiana risulta inalterato sulla geopolitica statunitense: la centralità strategica del Rimland impedisce un allontanamento dall’area. Al contrario, l’interesse verso questo teatro è stato recentemente rinnovato, risale al 2014 il report redatto dal prestigioso think tank statunitense the Atlantic Council in collaborazione con il gruppo di interesse Central Europe Energy Partners (CEEP) e la società polacca Pern s.a., leader nazionale nel commercio del greggio, dal titolo Completing Europe: From the North-South Corridor to Energy, Transportation, and Telecommunications Union. Il documento getta luce su alcune dinamiche europee: l’obiettivo di un’Unione Europea unita, libera e in pace è messo a dura prova da minacce interne ed esterne. Tra le seconde, il paventato rischio di una “invasione” di campo russa; tra le prime, il mancato sviluppo di un network infrastrutturale tra i paesi dell’Europa Centrale ed il resto degli stati europei, nei settori energetico, dei trasporti e delle telecomunicazioni. Di qui la priorità assoluta: risvegliare l’interesse politico verso la realizzazione di un corridoio Nord-Sud (o forse, più propriamente, di un trilatero) che colleghi Mar Nero, Baltico e Adriatico.


Il report diviene la solida base su cui far nascere un nuovo, ambizioso progetto: il Trimarium, o Three Seas Initiative (3SI), che porta la firma di 12 Paesi dell’Europa centrale, Polonia capofila, e degli Stati Uniti[5]. Tra i pilastri della 3SI si individuano l'accelerazione dello sviluppo economico dell’area, colmando il gap creatosi dalla seconda metà del XX secolo, il rafforzamento della coesione dei paesi europei, anche attraverso una solida rete infrastrutturale dei trasporti (stradale, ferroviaria, fluviale[6], energetica: diversificando le fonti di approvvigionamento e riducendo la dipendenza dalle risorse russe) ed un intensificazione dei rapporti politico economici con gli Stati Uniti, ancora una volta watchdog europeo contro l’aggressore russo[7].


Risalta evidentemente l’esclusione dal progetto di alcuni pivot europei: Germania (per il Mar Baltico), Turchia (Mar Nero) e Italia (Mar Adriatico). All’Italia non viene riconosciuta dagli alleati americani una dimensione nazionale forte: al contrario, la visione geopolitica italiana viene etichettata come “ecumenica” (ragionevolmente anche per la presenza dello Stato del Vaticano e per l’influenza cattolica sulla penisola); la Turchia, invece, non incarna l’idealtipo di candidato per la superpotenza statunitense le cui ambizioni imperiali a livello locale ed i legami più o meno marcati con la Russia (si legga, vendita di armi) non la rendono un partner desiderabile. Sui due assenti però, spicca il ruolo marginale riservato alla potenza tedesca: nonostante si sottolinei a più riprese il contributo della Germania nel progetto e nell’UE, ed il carattere non concorrenziale della 3SI, non si può non osservare il carattere geostrategico che ciò riveste. L’impero statunitense è ancora permeato dalla dottrina geopolitica mackinderiana: preservare il controllo esercitato sul Rimland, precludendo un’espansione dell’Heartland che si sostanzi in un legame tra Russia e Germania. La priorità rimane inalterata: evitare ad ogni costo un link tra i due Paesi, mettendo in comune le risorse industriali-economiche tedesche e le risorse naturali russe, che ingrandirebbe la sfera di influenza tedesca ai danni della superpotenza statunitense (esemplificativa l’avversione Usa al gasdotto Nord Stream II). Ciò motiva il contributo, anche economico, degli Stati Uniti alla 3SI (nel 2020 è stato annunciato un finanziamento di 300 milioni di dollari verso il Three Seas Initiative Investment Fund[8]).


Considerando una narrazione della realtà alternativa a quella statunitense, potrebbero trarsi interessanti spunti di riflessione sull’attuale teatro di crisi euro-asiatico.



[1] Schmitt, C., Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo, Adelphi Editore, Milano, 1981, cit. p. 18. [2] L’etimologia di “corsaro” è da ricercare in “lettera di corsa”, documento con cui il sovrano autorizzava degli uomini, per l’appunto i corsari, a razziare navi mercantili. [3] Cfr. Graziano, M., Geopolitica. Orientarsi nel grande disordine internazionale, il Mulino, Bologna, 2019. [4] Per approfondimenti sul punto si consiglia: Clinton H., America’s Pacific Century, in “Foreign Policy”, 11th October, 2011; Tow W.T., Stuart D. (eds.), The New US Strategy Towards Asia: Adapting to the American Pivot, Abingdon (UK), Taylor& Francis Ltd.,2017. [5] Per economia di trattazione l’articolo si concentra sugli aspetti geopolitici e geostrategici del Trimarium: per ulteriori approfondimenti si rimanda a The Atlantic Council, Completing Europe: From the North-South Corridor to Energy, Transportation, and Telecommunications Union, 2014; si veda anche la pagina web del progetto: https://3seas.eu. [6] A tal proposito si vuole sottolineare l’importanza strategica della waterway E40, corso d’acqua navigabile che si estende tra Ucraina, Bielorussia e Polonia, collegando il mar Nero al Baltico, a cui va aggiunto un interessante possibile collegamento con la Germania (attraverso la E70), qualora venisse realizzato l’ultimo tratto del corso. [7] Cfr. The Atlantic Council, op. cit., pag. 10. [8] Three Seas Virtual Summit, Joint Statement, Tallin, Estonia, 19 Ottobre 2020.