• Stefano Balboni

L'Unione europea alla prova delle riforme e della transizione politica

Con le dimissioni di Angela Merkel Il 26 ottobre si è ufficialmente concluso un importante capitolo della politica europea. Dopo quasi 16 anni di governo della cancelliera che hanno reso la Germania il principale attore in grado di influenzare le politiche europee, si apre una fase di transizione per la leadership europea.


La Germania è alle prese con la formazione di un nuovo governo di coalizione che probabilmente sarà composto da socialdemocratici verdi e liberali, sotto la guida di Olaf Scholz, già vicecancelliere e ministro delle finanze dell’ultimo governo Merkel. Nonostante la solidità del Paese messa alla prova solo recentemente dalla pandemia, la transizione di potere potrebbe necessitare di tempo per rodare i meccanismi in una coalizione inedita e di cui la CDU-CSU non farà parte.


EPA/STEPHANIE LECOCQ

La Francia è alle porte delle elezioni presidenziali che si terranno nel 2022 e l’attuale inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron nonostante si attesti primo nei sondaggi, attorno al 22%, non può dormire sonni tranquilli. La presidenza Macron è andata incontro a un fisiologico calo dei consensi ma durante il mandato ha dovuto affrontare il crescente dissenso scatenato sia dalle contromisure adottate verso il covid ma anche e soprattutto dalle proteste dei gilet gialli.


Per quanto riguarda l’Italia, la situazione pare ancor più complessa. Il favore del governo italiano -che dovrebbe restare in carica fino al 2023- verso l’UE non è messo in discussione dal Presidente del Consiglio (che per caratura internazionale e il suo precedente ruolo nella BCE si attesta come uno dei leader di spicco dei paesi europei) quanto dalla posizione dei partiti che lo supportano, europeisti nel momento di distribuire le ingenti somme del Next Generation Europe ma con posizioni contrarie o quantomeno confuse negli anni precedenti.



IAI | Istituto Affari Internazionali

In questo contesto il 23 ottobre si è concluso il secondo panel della Conferenza sul futuro dell’Europa dove uno degli argomenti più dibattuti è stato quello riguardante la proposta di eliminare il voto all’unanimità in sede di Consiglio europeo, che permetterebbe di sbloccare il processo decisionale su temi spinosi di politica estera e interna (come quello rappresentato dal mancato rispetto dello stato di diritto in alcuni Paesi dell’UE).


Nonostante il mancato exploit degli euroscettici alle elezioni europee del 2019 e l’approvazione del Next Gen EU, l’Unione europea si trova di fronte a un percorso incerto, le richieste di riforma dei trattati e di rendere ordinaria l’emissione di debito comune sono ormai entrate nel dibattito europeo. Tematiche difficili da affrontare in un periodo di transizione politica nei tre principali Paesi dell’UE.