• Noemi Brancazi

L'uso strategico dei social da parte dei talebani

Non è da poco che i talebani impiegano i social network per veicolare i loro messaggi: sono approdati su Twitter nel 2011, su Telegram e così via. Queste piattaforme sono servite e servono tutt’ora al gruppo islamista per fare propaganda a livello nazionale e internazionale lasciando decidere direttamente ai dirigenti quali informazioni veicolare e in che modo veicolarle.


Nell’ultima settimana l’utilizzo dei social da parte dei talebani è aumentato ma i toni sono cambiati, i messaggi sono molto più pacati, e questo è strumentale al cambio di immagine che il gruppo vuole attuare. Alcuni giornalisti hanno parlato di “rebranding” proprio per sottolineare il cambio di rotta nella pubblicità di un “prodotto” tutto nuovo, un’organizzazione che vuole essere identificata non più come “insieme di guerriglieri fondamentalisti” ma come futura guida del paese.


Data l’abilità dei talebani nell’utilizzarli, si ritiene che il gruppo abbia una vera e propria squadra di professionisti che lavorano a tempo pieno sulle varie piattaforme. Difatti, con l’utilizzo dei giusti #hashtag e altre accortezze i loro messaggi sono stati diffusi con efficacia, i video su YouTube hanno decine di migliaia di visualizzazioni e gli iscritti alle loro pagine ufficiali sono cresciuti del 120%.


Ma qual è lo scopo di questa vera e propria campagna di influenza? Ottenere legittimità. Vogliono ottenere l’approvazione da parte della comunità internazionale dato che quella militare l’hanno ottenuta ottenendo una vittoria schiacciante contro la più grande alleanza politico-militare di tutti i tempi.


La campagna mediatica dei talebani però sembra trovare degli ostacoli: la SITE Intelligence Group ha divulgato che venerdì 5 siti web talebani (disponibili in ben 5 lingue) sono stati oscurati presumibilmente dall’intelligence USA, così come sono stati chiusi i servizi Whatsapp per i componenti dell’organizzazione. Infine, Reuters ha dichiarato che anche Facebook e YouTube hanno rimosso temporaneamente la fruizione degli account dei talebani. L’unico a non aver preso provvedimenti è stato Twitter che si limita a monitorare gli account.