• Stefano Balboni

La bussola strategica

L’Alto rappresentante Josep Borrell spinge per un accordo sulla bussola strategica europea. L’Unione europea sta elaborando una risposta alle questioni strategiche di difesa e sicurezza.


Il 15 novembre si è riunito il Consiglio affari esteri dell’Unione europea in una sessione congiunta che comprende ministri degli esteri e della difesa degli stati membri dell’Unione. In questa occasione Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha presentato ai ministri la bozza della cosiddetta bussola strategica, un documento che orienta le politiche dell’Unione in materia di sicurezza e politica estera.


La bussola strategica anela al consolidamento del ruolo di garante della sicurezza globale svolto dall’Unione europea. Il nome viene attribuito per i quattro obiettivi che vengono perseguiti, come se fossero appunto punti di una bussola e sono: capacità di difesa, resilienza, gestione delle crisi e partnership con gli alleati.


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La cosiddetta "bussola strategica" | Euronews

La palla passa ora ai gruppi di lavoro del Consiglio dell’Unione europea, che potranno modificare il testo ma l’obiettivo è di giungere alla presentazione del documento ufficiale e alla sua approvazione a marzo 2022 quando a presiedere il consiglio dell’Unione europea sarà la Francia. La bussola strategica come ha ricordato Borrell stesso, punta a rafforzare le politiche comunitarie per proteggere i valori e gli interessi degli europei, garantendo una certa autonomia strategica all’Unione pur costituendo un piano complementare alla NATO.


In particolare, la bussola non comprende solamente piani di azione per le politiche di sicurezza e difesa comune ma stabilisce tavoli operativi che dovranno indicare un quadro temporale di analisi, valutazione delle minacce e contromisure concrete per rispondere a minacce ibride, informatiche, punta inoltre a contrastare la disinformazione e a coordinare le azioni dell’Unione con i propri partner per sviluppare risposte strategiche efficaci.


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via Analisi Difesa

Tra le proposte più significative c’è la creazione di una forza di reazione rapida che dovrebbe comporsi di 2000 unità e cominciare ad esercitarsi nel 2023 ed essere ufficialmente operativa entro il 2025 arrivando a una cifra di 5000 militari in grado di rispondere alle questioni di difesa e sicurezza. Le forze di reazione potrebbero essere coordinate come vere e proprie forze europee da dispiegare in casi di crisi come accaduto recentemente in Afghanistan per facilitare operazioni come la messa in sicurezza di aree circoscritte.


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via Analisi Difesa

Sebbene la creazione di un vero e proprio esercito europeo resti di fatto un’utopia i recenti sviluppi di politica estera tra cui la crisi migratoria e un multilateralismo che mostra segni di debolezza (dovuti allo sviluppo di attori regionali in forte concorrenza) stanno spingendo gli stati membri dell’Unione a considerare una maggiore integrazione dei loro apparati di difesa e sicurezza per costituire un meccanismo complementare all’ombrello difensivo fornito dalla NATO.


In occasione della firma del trattato del Quirinale Mario Draghi ha ricordato: “Cercare la sovranità europea significa voler disegnare il proprio futuro come lo vogliamo noi europei. Non ce lo vogliamo far disegnare da altri. Per essere sovrani occorre che l’Europa sappia proteggersi, sappia difendere i propri confini. Bisogna creare una vera e propria difesa europea. Ora questo trattato aiuta la costruzione di questa difesa europea che naturalmente è complementare alla NATO, non è sostitutiva. Un’Europa più forte fa la NATO più forte”.


In questo senso l’approvazione della bussola strategica e l’adozione di una forza di reazione rapida sarebbero perfettamente in linea con quello che è lo sviluppo storico del processo di integrazione europea. Un processo che si muove lentamente e a piccoli passi, tra battute d’arresto e accelerazioni improvvise, come il NextGenEU.