• Gianmarco Solimeno

La storia di Peng Shuai, tennista scomparsa per aver accusato un ex politico di molestie sessuali

Questo 2 novembre Peng Shuai, Tennista cinese professionista, ha scritto un post su Weibo (Social Network cinese) accusando Zhang Gaoli, uno dei politici più potenti e influenti del paese ed ex vicepremier, di molestie sessuali.


Nel post Shuai racconta di aver avuto una relazione con Ghaoli, per lui extraconiugale, dalla quale lei è rimasta innamorata, Ghaoli poi l’avrebbe lentamente abbandonata per inseguire i suoi incarichi politici e, dopo anni, i due hanno avuto un nuovo incontro nel quale l’ex vicepremier l’avrebbe violentata.


Neanche mezz’ora dopo la pubblicazione del post, però, il profilo della giocatrice è stato cancellato e le ricerche contenenti il suo nome, o addirittura la parola tennis, hanno smesso di dare risultati. Il profilo successivamente è stato riattivato ma non vi era nessuna traccia del post e nessuna traccia di Shuai, che risultava scomparsa proprio da quel 2 novembre.


Peng Shuai Australian Open Cina
Peng Shuai all’Australian Open a Melbourne, 21 gennaio 2020 | Bai Xue, Xinhua/Zuma Wire/Ansa)

Da quel giorno nessun funzionario del governo cinese o della federazione cinese di tennis si è espresso sulla vicenda e non ci sono tracce o dichiarazioni riguardo all’apertura di un’inchiesta nei confronti di Ghaoli, l’unico commento è arrivato da un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, che, intervistato il 15 novembre da AFP, avrebbe detto di “non averne sentito parlare”.


Il 14 Novembre, il presidente della WTA (“Women’s Tennis Association”) Steve Simon ha preteso dalla federazione cinese notizie sulla tennista e, come ha detto al New York Times, avrebbe ottenuto da alcune fonti interne la conferma che lei sta bene ma nessuno è mai riuscita a contattarla direttamente.


La vicenda è diventata subito di respiro internazionale, portata a galla anche grazie alla solidarietà espressa da alcuni suoi colleghi come Novak Djokovic o Naomi Osaka, inserendosi nel quadro del movimento mondiale #MeToo, cosa evidentemente inaspettata per la Cina che è subito corsa ai ripari.



Si è iniziato con una lettera pubblicata su Twitter dai media del partito di governo in cui Shuai smentirebbe le accuse, affermando che queste erano state pubblicate senza il suo permesso, e dichiarando di non essere scomparsa ma di essersi presa solo un periodo di riposo. Alla lettera è seguito un video, secondo alcuni conoscitori di lingua cinese ambiguo e frutto di una messa in scena, postato sempre su Twitter da un giornalista legato al partito, in cui si vede la tennista alle prese con una normalissima cena, sempre su Twitter poi, vengono postate delle foto normalissime della giocatrice in cui sembra stare bene.


Thomas Bach e Peng Shuai videochiamata
Videochiamata tra Shuai e Thomas Bach | IOC/Greg Martin

A concludere, il 21 novembre, il regime ha concesso una videochiamata tra Shuai e il presidente del Comitato olimpico internazionale Thomas Bach non ottenendo grandi risposte se non che l’atleta stia bene e la richiesta da parte di lei di non interferire nella sua vita privata.


La volontà di Pechino è ormai ovvia: Twitter è una piattaforma bandita sul suolo cinese e ciò ci dimostra che tutte le informazioni video e foto sono volutamente destinate all’occidente anche perché sui social cinesi risulta tutto ancora nascosto e insabbiato.


Che sia un modo per ripulirsi l’immagine e non rischiare un boicottaggio occidentale, già subodorato dagli USA, delle olimpiadi invernali di Beijing?