• Crystal Lucianini

La visita di Naftali Bennett negli Emirati Arabi Uniti



Lunedì 13 dicembre, nel corso di una visita definita “storica”, il primo ministro di Israele, Naftali Bennett, ha incontrato il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti (EAU), Sheikh Mohammed bin Zayed al-Nahyan.


Sul tavolo delle discussioni sono state avanzate proposte volte a rafforzare le relazioni bilaterali tra i due paesi, specie in ambito economico e commerciale. I due leader si sono detti interessati nell’investire in settori “vitali di mutuo interesse”, come la sicurezza alimentare, la sostenibilità e la sanità. Tuttavia, il nocciolo delle discussioni riguardava questioni più prettamente geopolitiche e, infatti, Bennett e al-Nahyan hanno affermato di voler favorire un’azione congiunta volta a consolidare sicurezza, stabilità e sviluppo a livello regionale.


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Il primo ministro israeliano Naftali Bennett e il principe ereditario emiratino Mohammed bin Zayed al-Nahyan | dal profilo Facebook di Naftali Bennet

Gli EAU e Israele hanno normalizzato le loro relazioni diplomatiche solo nel settembre 2020, grazie alla firma dei controversi “Accordi di Abramo”. Tenendo conto che Israele, a causa del suo dominio sulla Palestina, è stato dapprima combattuto militarmente e poi via via sempre più isolato diplomaticamente dai suoi vicini, il cambio di atteggiamento nei suoi confronti risulta emblematico. Posto che l’occupazione dei Territori Palestinesi non è venuta meno, cosa è cambiato tanto da giustificare una simile inversione di rotta?


In realtà, Israele e gli Emirati Arabi Uniti condividono due nemici comuni: l’Iran e la Turchia. Il primo, in particolare, rappresenta la potenza sciita non-araba per eccellenza e ha una sfera d’influenza tanto vasta che gli permette di avere un’ascendente anche su Stati vicini indipendenti, come l’Iraq.

La Turchia, invece, ha agende politiche del tutto contrapposte a quelle dei paesi arabi - e qui facciamo riferimento in particolare alla potenza-leader della fazione araba nel Golfo, l’Arabia Saudita. A ciò si deve aggiungere che gli EAU e Israele condividono anche lo stesso principale protettore, gli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno assunto una posizione di forte contrasto rispetto alla Turchia, principalmente per i suoi suoi rapporti con la Russia e per le sue mire espansionistiche.


A riprova dell’interesse reciproco nel collaborare anche nell’ambito della difesa, ricordiamo la visita in Israele del capo dell’aeronautica militare degli EAU, il maggiore generale Ibrahim Nasser Mohammed al-Alawi, che si è tenuta lo scorso ottobre. In questa occasione, egli è stato chiamato a supervisionare le “Blue Flag”, esercitazioni organizzate da Israele, definite le maggiori per le forze aeree coinvolte. Infatti, nonostante il capo delle operazioni dell’aeronautica israeliana, Amir Lazar, abbia riferito che tali esercitazioni non erano in alcun modo legate all’Iran, diversi funzionari dell’esercito hanno confermato che l’Iran, considerato la principale minaccia strategica dello Stato ebraico, occupa una posizione centrale nella sua pianificazione militare.


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Cerimonia di firma degli Accordi di Abramo | The White House

L’intesa raggiunta nel 2020 grazie alla mediazione degli Stati Uniti di Donald Trump, dunque, ha tanto lo scopo di consolidare l’asse anti-persiano, tanto quello di rafforzare l’opposizione nei confronti della Turchia di Erdoğan. È in questo quadro geopolitico che deve essere riconosciuta la portata storica della visita diplomatica di Naftali Bennett.


Tuttavia, anche le conseguenze di questa intesa sono fortemente significative, specialmente per il popolo palestinese, la cui causa sembra interessare le potenze arabe sempre meno e solo per una questione di mero simbolismo. Seguendo una retorica puramente panislamista, infatti, lo Stato d’Israele rappresenterebbe l’avamposto occidentale in terra islamica. La normalizzazione delle relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico, però, comporta il riconoscimento definitivo della sua legittimità e, di conseguenza, una ridefinizione del ruolo dell’Islam in Terra Santa e nel mondo.