• Jacopo Fabrizio

Le olimpiadi di Pechino aprono ad una guerra diplomatica

Gli Stati Uniti hanno deciso che non invieranno una delegazione ufficiale alle Olimpiadi e Paralimpiadi che si svolgeranno a Pechino nel 2022. Questo boicottaggio è un’ulteriore presa di posizione dell’amministrazione Biden nei confronti della Cina, che viene da mesi accusata di star commettendo un genocidio della minoranza etnica degli uiguri nella regione dello Xinjiang.


Lunedì 6 dicembre le affermazioni della portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, sono state chiare: questa decisione non riguarda gli atleti e le atlete che avranno «full support» da parte del governo, a dimostrazione del fatto che lo sport non c’entra, si tratta di politica.


Psaki è stata anche netta: «US diplomatic or official representation would treat these games as business as usual in the face of the PRC's egregious human rights abuses and atrocities in Xinjiang, and we simply can't do that». Della scelta sono stati avvertiti tutti gli alleati statunitensi, i quali, finora, non hanno deciso di procedere con il boicottaggio. Interessante e al tempo stesso preoccupante è stata la risposta di Pechino, affidata al portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian: «il tentativo degli USA di interferire con le Olimpiadi invernali di Pechino per pregiudizio ideologico, basato su bugie e voci, esporrà solo le sue intenzioni sinistre».


Continua dicendo che gli Stati Uniti la «pagheranno» e che «dovrebbero smettere di politicizzare lo sport e di interferire con parole e azioni contro le Olimpiadi di Pechino, altrimenti mineranno il dialogo e la cooperazione tra i due Paesi».


Non siamo in un periodo di Guerra Fredda, quindi risulta difficile il ripetersi di un’azione di boicottaggio massiccia, compresi gli atleti, da parte di diverse nazioni come avvenne nelle Olimpiadi di Mosca del 1980 e di Los Angeles del 1984. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) nel frattempo si muove cautamente, seguendo la linea di “silent diplomacy” dettata dal suo presidente, il tedesco Thomas Bach. «The presence of government officials and diplomats is a purely political decision for each government, which the IOC in its political neutrality fully respects. At the same time, this announcement also makes clear that the Olympic Games and the participation of the athletes are beyond politics, and we welcome this» scrive il CIO nel comunicato di risposta alla presa di posizione americana.


Infine, Bach, peraltro già impegnato nella vicenda relativa alle presunte violenze subite dalla tennista cinese Peng Shuai, afferma in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa dpa International che «the Olympics cannot solve problems that generations of politicians have not solved».