• Claudio De Rosa

Olafur Eliasson: L’arte che nasce dalla natura

Olafur Eliasson artista classe 1967, nato in Danimarca e cresciuto tra quest’ultima e l’Islanda, dove si è innamorato del paesaggio dei fiordi islandesi, dei ghiacciai e degli stupendi giochi di luce che il paese offre e che influenzano gran parte della sua produzione artistica. Nel 1995 si trasferisce a Berlino dove fonda lo Studio Olafur Eliasson, un laboratorio multidisciplinare che oggi conta uno staff di circa cento professionisti tra: architetti, tecnici scientifici, artigiani, storici d’arte, amministratori, informatici etc.


Una persona di grande sensibilità umana oltre che artistica, impegnato in campagne sociali, come l’iniziativa “Little Sun”, che distribuisce dal 2012 lampade ad energia solare alle comunità dove manca l’energia elettrica, poiché una persona su otto non ne ha accesso. Il progetto ha l’obbiettivo di spostare l’attenzione sulla necessità di ampliare l’accesso all’energia pulita e sostenibile a tutti.


Ragazzo che studia con la lampada foto di Little Sun Fondation
Ragazzo che studia con la lampada | via Little Sun Fondation

Eliasson ha una concezione dell’arte “ancestrale” e cerca di stupire gli spettatori attraverso la sua interpretazione di fenomeni naturali e la loro rappresentazione attraverso la luce, l’acqua e il vapore. Le sue opere sono spesso legate allo spazio e a rendere visibile il “vuoto” che c’è tra di esso. Attraverso dei magistrali giochi di luce egli riesce a far vedere al pubblico l’immateriale o a distorcere l’ambiente circostante. Lo spettatore si immerge in questi paesaggi surreali diventando parte attiva dell’opera e traendone il messaggio autonomamente.


L'uomo e la sfera di luce, Dan Chung – The Guardian
L'uomo con la sfera di luce | via Dan Chung – The Guardian

L’installazione “The Weather Project” situata dal 2003 nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra, cerca di ricreare un sole in scala, tramite un grande pannello semicircolare retroilluminato e un gioco di specchi che lo fa apparire come una sfera di luce e contribuisce a rendere ancora più amplia la vasta sala. Il pannello è formato da 200 particolari lampade a monofrequenza, che riescono ad eliminare i colori esclusi il nero ed il giallo. La sala è inondata di vapore che attraversato dalla luce crea un ambiente surreale, denso e caliginoso, come se ci si trovasse all’interno di una nuvola.


Waterfall Olafur Eliasson Giardini Versailles
Waterfall, Giardini di Versailles, 2016.| via olafureliasson.net

“Waterfall”, fa parte della mostra “Olafur Eliasson: Versailles” organizzata nella Reggia di Versailles, nell’estate del 2016. Facevano parte della mostra oltre all’imponente cascata, altre due installazioni nei giardini: “Fog assembly” e “Glacial rock flour garden”; più sei opere interne al palazzo. La cascata, protagonista della mostra, è frutto di lunghi studi e sperimentazioni.


The Waterfall Series” del 1996, è un collage di cinquanta foto di cascate islandesi, modificate in post produzione per mostrare al pubblico che ogni cascata è diversa dalle altre. Seguono varie installazioni di cascate: per l’11° Biennale di Sidney nel 1998, nel 2008 a New York, nel 2011 a San Paolo e così via per giungere al risultato finale del 2016.


Justin Sutcliffe Sky Ice Watch London
“Ice Watch London”, fori al Tate Modern, Londra, 2018 | via Sky - Justin Sutcliffe

“Ice Watch London”, il lavoro di street art realizzato da Eliasson in collaborazione con il geologo Minik Rosing, ha l’obbiettivo di sensibilizzare gli spettatori sull’argomento “cambiamento climatico” in occasione della COP24 a Katowice, Polonia e del terzo anniversario dell’Accordo di Parigi nel 2018.


Sono 24 blocchi di ghiaccio davanti alla Tate Modern ed altri 6 fuori la sede di Bloomberg; che fanno quindi esattamente 30 blocchi di ghiaccio provenienti direttamente dalla Groenlandia. Trasportandoli nel centro della viva città inglese, Eliasson cancella le distanze tra noi e loro e ci permette di osservare come questi si sciolgano inesorabilmente davanti ai nostri occhi, ponendo così fine all’installazione e facendoci capire che il tempo a nostra disposizione per cambiare rotta, non è poi così tanto.