• Giuseppe Rossetti

Onorata Società, “Mocro Maffia” e fiori. Ecco spiegato il meccanismo che porta la coca in Calabria

Dal mercato dei fiori di Aalsmeer fino all’Aspromonte, la ‘Ndrangheta non conosce limiti. Con i propri metodi sono riusciti ad inserirsi in un perfetto meccanismo di commercio di droga e soldi da riciclare. Tutto alla luce del giorno.

C’è chi nasce in un contesto vantaggioso, e chi invece nasce patendo la fame e gli stenti. C’è chi può permettersi, sin da piccolo, ogni cosa che si vuole, e chi invece si spinge oltre la legge per avere le stesse cose; quando in una persona scatta la molla che la spinge anche ad infrangere la legge per ottenere ciò che si vuole, nasce un potenziale criminale.


Il termine “Mocro Maffia” fu coniato da due giornalisti olandesi: Marijin Schrijver e Wouter Laumans, che raccontarono in un libro (“Mocro Maffia”, appunto) l’ascesa al potere di un gruppo di ladri di gioielli di Amsterdam di origine marocchina. Affermandosi tramite la loro grande violenza, riescono ad ottenere il controllo del porto di Rotterdam, e a vincere una sanguinosa faida con un gruppo rivale belga ottenendo così il controllo del porto di Anversa. La guerra finì, gli affari ripresero come da norma, e ovviamente alla mercè di Ridouan Taghi, arrivarono le ‘Ndrine.


Unità speciali della polizia olandese nei giorni dell’udienza preliminare per il processo Marengo, tra i cui imputati vedeva Ridouan Taghi, capo della Mocro Maffia. (Getty)

Come potrebbero gli amici del malaffare privarsi di un “centro commerciale” per grossisti della droga così immenso da far impallidire chiunque abbia mai letto, ascoltato o parlato di narcotraffico? E totalmente a “cielo aperto”. C’è chi definisce l’Olanda un “narcostato” oltre che una nazione di fatto offshore, un vero paradiso per chi deve riciclare i soldi della droga (o semplicemente comprarne ancora).


E’ grazie a questo florido ed immortale commercio (vittima ormai soltanto del proibizionismo dei governi) che la ‘Ndrangheta riesce tranquillamente a fare cassa (lo spaccio di cocaina è ovviamente il loro affare di maggior profitto con un fatturato di oltre 44 miliardi di euro l’anno); senza poi ovviamente contare i proventi derivati dallo spaccio di Hashish dal Marocco e delle droghe sintetiche.

A sinistra, Vincenzo Crupi. A destra, il suo socio in affari Vincenzo Macrì, astro del narcotraffico con una condanna negli Stati Uniti di tredici anni.

I proventi vengono poi investiti in altre attività criminali. Le indagini condotte dalle procure, dalle autorità fiscali e dagli 007 olandesi denunciano e dimostrano frodi, evasione discale, riciclaggio, ricettazione e dei flussi irregolari di denaro che tramite dei “service provider” sarebbero dovuti arrivare ai paradisi fiscali legati con i Paesi Bassi, come dimostrato nel 2015 dall’operazione Acero-Krupy delle procure di Reggio Calabria e Roma, che hanno portato alla luce gli affari nordeuropei della famiglia Crupi, appartenente alla ‘Ndrina di Siderno, ove capeggiano i Commisso.


Il campanello d’allarme scatta in uno degli eventi commerciali olandesi più importanti: l’asta dei fiori di Aalsmeer; il numero uno tra i mercati del suo settore. Qui alcune aziende di import-export di fiori legate alle ‘Ndrine commettono varie frodi volte a mandare in banca rotta delle società olandesi. Tramite l’azienda della famiglia Crupi, venivano fatti piccoli ordini tramite agenti di importatori italiani, stabilendo un rapporto di fiducia con il fornitore; alla prima occasione utile venivano fatti ingenti ordini i cui pagamenti sono sempre stati impossibili da riscuotere. E dopo le varie richieste degli olandesi, gli italiani risposero con delle minacce dal suono di “offerta che non potrai rifiutare”.

Le prime forniture vennero richieste da aziende registrate in paradisi fiscali come il Liechtenstein, Cipro, le British Virgin Islands. Quando poi le autorità italiane hanno cominciato a mettere gli occhi sulla faccenda, è saltato fuori che la Fresh BV, azienda posseduta dai Crupi, serviva per veicolare un grosso traffico di coca tra Olanda ed Italia. Le operazioni congiunte con il governo olandese sono state efficienti, e così che come per magia i tribunali dei Paesi Bassi archiviano il caso, lasciando l’Italia sola ad investigare (perché in Olanda non esiste il reato di associazione mafiosa).

Tulipani. I fiori tipici olandesi, simbolo di questa tratta tanto nefasta quanto incredibile.

Ed è proprio a causa di questa mancanza di attività investigativa che non si è più riuscito a capire e dimostrare come i Crupi facessero ad importare loro stessi la cocaina nei Paesi Bassi, e non viceversa. Nei documenti italiani si legge di viaggi in Colombia ed Ecuador (organizzati sempre dai Crupi), senza che i loro carichi siano mai stati bloccati nei porti olandesi. L’unica cosa che si sa è che alcuni collaboratori hanno dichiarato che la Fresh BV riceveva milioni di euro in contanti, nella sua sede di Aalsmeer, per un totale di oltre 15 milioni d’euro.


Non è chiaro come questi soldi venissero riciclati, ma secondo le indagini dell’intelligence fiscale olandese, almeno 22 ristoranti italiani in Olanda sono associabili alle mafie italiane. Più volte si sono scoperte le irregolarità nella gestione di queste attività: in alcuni casi, parenti di venditori continuavano a percepire lo stipendio con l’azienda nuova senza essere stati neanche licenziati dall’azienda vecchia. O anche di intere liste di impiegati assunti presso aziende ed uffici in Olanda senza che esistesse neanche una traccia della loro residenza stessa all’interno del paese.


In Olanda è difficile inoltre tracciare i flussi finanziari, poiché tramite fiduciarie o fondi di investimento è facile mantenere l’anominato, tutto nel modo più legale possibile. E’ tutto così paradisiaco per i criminali che è diventata la meta di vacanze prefertita dai latitanti. Tra il ’94 ed il 2014, sono state riconosciute 55 persone appartenenti a clan mafiosi.


Si guardi Sebastiano Signati, con un ruolo chiave nel narcotraffico nella ‘Ndrina dei Pelle-Vottari. O Rocco Gasperoni, che nonostante le condanne in Italia ha potuto gestire la sua pizzeria a Den Haag senza nessuna ripercussione fino al 2015. E nonostante tutto, dopo che le tartassanti richieste del governo italiano di arrestare il Gasperoni, gli fu permesso di scontare la pena nel suo territorio, data l’età avanzata e la lunga permanenza su territorio olandese.