• Gabriele Masullo

Perché Putin ha dispiegato tante truppe a ridosso dell’Ucraina?

Russia-Ucraina: è il tema del momento. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza, di capire il perchè di tutta la situazione, con calma, senza flash news, paura di invasioni o attacchi imminenti.


Negli ultimi giorni stiamo capendo meglio il contesto generale delle tensioni in atto tra Russia-Ucraina e USA, con l’Europa di mezzo e un pizzico di Cina, quanto basta. Sono state presentate diverse analisi e opinioni sulla situazione. Cerchiamo dunque di ricreare un quadro quanto più semplice, ma completo, che possa aiutarci a comprendere l’andamento delle tensioni USA-Russia e le relative motivazioni.


Per prima cosa, è necessario capire perchè Putin abbia dispiegato così tante truppe ai confini con l’Ucraina; davvero vuole fare un’invasione, far partire una guerra difficile che coinvolgerebbe anche la NATO (con gli Stati Uniti in prima linea), che causerebbe molti morti, soprattutto tra quei civili ucraini che Putin considera “parte della storia russa”?

Molto probabilmente no e l’avvio di una de-escalation, veritiera o messa in scena che sia, potrebbe essere una prima dimostrazione. Questo, comunque, non fa abbassare la guardia alla NATO, che pare non riporre alcuna fiducia nelle parole di Putin (“Non vogliamo una guerra”) e nei video del ministero della Difesa russo che provano la “ritirata” di alcuni carri armati.


Cosa c’è dunque in gioco?

Sicuramente la volontà di Putin di riequilibrare la sicurezza in Europa. Dopo la fine della Guerra fredda nel 1989 e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, un disastro per i russi, l’Alleanza atlantica si è lentamente espansa verso est, avvicinandosi sempre di più alla Russia, andando a cancellare quell’area di Stati cuscinetto tra Europa (NATO) e Russia.

Probabilmente, dal momento in cui sono gli Stati stessi a richiedere di essere membri dell’Alleanza atlantica, il termine “espansione” non è del tutto corretto.


Di seguito, il grafico fornito da ISPI evidenza l’allargamento a est della NATO e la conseguente erosione dell’area cuscinetto tra Europa e Russia. Dal 1999 in poi, infatti, i nuovi membri sono solo Stati dell’Europa orientale.

Tra i Paesi aspiranti membri dell’Alleanza atlantica ci sono Bosnia-Erzegovina, ma soprattutto Ucraina e Georgia. Un vero e proprio affronto a quelle che sono le esigenze di sicurezza russe.


É proprio per questo motivo che il pilastro fondamentale delle richieste russe sia la rinuncia da parte della NATO all’Ucraina e alla Georgia, e in generale di tutte le repubbliche ex-sovietiche. A onor del vero, e questo Putin lo sa bene, bisogna dire che non ci sono concrete possibilità per l’Ucraina di diventare membro dell’Alleanza atlantica prima di uno, due decenni forse.


A questa precisa richiesta della Russia, la NATO ha sempre risposto ribadendo la sua Open Door policy, che prevede l’accettazione di nuovi membri vogliosi di entrare a far parte dell’Alleanza e con sottolineando il diritto di tutti gli Stati di decidere sulla propria sicurezza.


Quindi: nessun risultato raggiunto per Putin?

Apparentemente no, eppure con le sue mosse il Presidente russo è diventato il centro nevralgico della politica estera americana. Probabilmente, però, non si aspettava nemmeno lui una risposta così imponente da parte della NATO e degli americani.


Dunque è stato tutto inutile e niente ha un senso?

No, perchè queste mosse mostrano l’intenzione precisa di Putin di voler ricreare una sfera d’influenza attorno ai suoi confini, o almeno di voler cambiare gli equilibri in Europa orientale in senso meno sfavorevole ai russi. Nessuno vuole una guerra, ma quelle 140.000 truppe sono un segnale importante, una dichiarazione di intenti.


Quali, però?

Per ora escludiamo quello di voler far partire una guerra.


Rimane infine, il problema collaterale, ma per noi fondamentale, della dipendenza energetica, che però non è una novità. A tal proposito, in quanto sarebbe meglio parlare di inter-dipendenza, seppur a sfavore dei Paesi europei; gli introiti russi provenienti dalla vendita di gas a Germania, Italia e altri Paesi UE sono davvero consistenti, circa 70 miliardi dollari all'anno, e costituiscono una risorsa importante per i bilanci statali. D’altro canto, la Russia sta vendendo molto gas anche alla Cina, attraverso il gasdotto Power of Siberia, che presto vedrà raddoppiare il suo potenziale con Power of Siberia 2.

Quindi, speriamo che l’Europa si dia da fare per una maggiore autonomia a livello energetico, possibilmente nel modo più rinnovabile e sostenibile possibile.