• Umberto Merlino

Space-based solar power: un impianto fotovoltaico nell'orbita terrestre

Il California Institute of Technology (Caltech) ha annunciato una missione pilota per sviluppare un impianto fotovoltaico che operi nell'orbita terrestre. Grazie ai congrui finanziamenti ricevuti fin dal 2013, Caltech lancerà il suo primo prototipo entro il 2023, in collaborazione con altre agenzie private e pubbliche americane.


Molti studi parlano da decenni di questo alternativo sistema di produzione energetica. Verrebbero spediti dei satelliti in orbita geostazionaria - circa 22.000 km di altitudine - che assorbirebbero l'energia solare per irradiarla dallo spazio tramite microonde verso i ricevitori a terra. Ciò consentirebbe di produrre energia senza limitazioni, con una potenza stimata in oltre 2.000 GW, circa il 10% in più dei più grandi impianti fotovoltaici degli USA.


Ad oggi, gli impianti space-based sono studiati da Russia, Regno Unito, Giappone e Cina. Il Giappone si era già attivato nel 2008, varando una legge per finanziarne la realizzazione. L'esercito USA, dopo il tentennamento della NASA, ne ha testato le funzioni solo a maggio 2020, accompagnato quindi da Caltech.


La Cina sembra più spigliata: Pechino dispone di una base ad hoc a Chongqing e a partire da quest'anno comincerà a lanciare dei piccoli satelliti sperimentali, progettando il lancio di una stazione energetica di circa 200 tonnellate entro il 2035.


Insomma, si tratta di un mercato innovativo e potenzialmente fruttifero, con costi iniziali molto elevati, in cui - come sempre - vale la stessa regola che domina le politiche spaziali: chi primo arriva, meglio alloggia.