• Giuseppe Rossetti

"The immigrant": ecco come, da sempre, il crimine emigra e cerca fortuna all'estero

Da oltre un secolo, gli italiani hanno “esportato” il concetto di Crimine Organizzato in lungo ed in largo nel globo, infettando a macchia d’olio le più grandi superpotenze del mondo ed i loro sistemi economici. Questa rubrica aprirà una “finestra” sui connessi tra cosche e relazioni internazionali.


Vivere in terra di Camorra significa, volente o nolente, entrare indirettamente a far parte di un contesto dove comprendi sin da bambino che lo Stato, a volte, viene sostituito dalla criminalità organizzata. Tante sono le storie dei napoletani che si sono rivolti a Raffaele Cutolo (“O Professore e’ Vesuviana”) per cercare lavoro quando negli anni ’80 la NCO (Nuova Camorra Organizzata) si imponeva, con la violenza, negli affari legali e li sfruttava per dare alle persone ciò che cercavano. E dov’è che arrivò a fare affari, il sig. Cutolo? A New York.

Da sempre, gli italiani, sono un popolo di emigranti. In tantissimi, nel primo Novecento, partirono a bordo dei transatlantici raggiungendo il primo spiraglio di libertà e progresso che, guardando in lontananza, si avvicinava ed ingrandiva sempre di più: la Statua della Libertà. Così grande eppure così triste. Mario Merola, al fine di commemorare la “diaspora” che portò tantissima della sua gente oltreoceano, riprendeva “Lacreme Napulitane”, una canzone degli anni ’20 cantata nei teatri italoamericani di Little Italy. La canzone racconta la storia di un uomo umile che, con sua moglie, parte alla volta degli States per guadagnare per chi era rimasto a casa a patire la fame. Il testo riprende una lettera scritta dall’uomo alla madre, nella quale, in preda alla disperazione, prega quest’ultima di far finta che anch’egli fosse presente alla cena della Vigilia di Natale, sfogando tutto il suo dolore e la sua nostalgia di casa. È così che, con un sottofondo malinconico, gli italiani emigravano ed esportavano i loro prodotti tipici e, tra questi, troneggiava la Mafia.


Immigrati in America, in attesa ad Ellis Island, nel 1892.

Il 12 marzo 1909 è il giorno in cui Giuseppe “Joe” Petrosino, un poliziotto di New York italiano naturalizzato statunitense, viene premiato con una Medaglia d’Oro all’Ordine Civile per aver scoperto e dimostrato i primi (forse) legami tra la mafiasiciliana e quella di New York.


Il concetto di “criminalità organizzata” nasce in Italia, con dei valori nati qui, nella nostra terra, tra le campagne dell’Agro Aversano, nei paesini in cima alle colline siciliane, e tra gli allevatori dell’Aspromonte calabrese; valori che non sono soltanto stati accettati nel mondo al giusto prezzo, ma sono stati anche condivisi.


Questa rubrica parlerà dunque di come hanno fatto dei mercanti di bestiame a diventare così potenti dall’avere in gestione il narcotraffico di interi porti, aerei e navali, e di come ora siano ben vestiti e siano tra di noi.

Perché, se si cresce in terra di Camorra, la Camorra, la si vive.


Bambini di Scampia che giocano accanto ad una delle iconiche “Vele”