• Alessia Maldera

"The Spy": Eli Cohen

Reso famoso al grande pubblico dalla serie di Netflix “The Spy”, Eli Cohen può essere considerata la spia più coraggiosa al mondo. Infatti, era una spia del Mossad, un servizio segreto dello Stato di Israele, che riuscì addirittura ad infiltrarsi nel governo siriano diventando viceministro della Difesa.



Eli Cohen nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1924, figlio di ebrei siriani di Aleppo. Da sempre la sua missione era sacrificarsi per il suo popolo e il suo popolo era quello che viveva nella terra dello Stato di Israele. Sin da giovane, infatti, assisteva segretamente gli ebrei egiziani che intendevano emigrare verso Israele ed entrò a far parte del network di spie israeliane in Egitto, che si occupò della cosiddetta Operazione Goshen, e che venne scoperto e smantellato nel 1954.


Così, dopo la Crisi di Suez, nel 1956, Cohen arrivò in Israele dove subito cercò di entrare a far parte del Mossad, ma venne inizialmente rifiutato perché aveva partecipato all’Operazione Goshen. Ma nel 1960, la situazione con la Siria si stava facendo sempre più tesa, dunque fu lo stesso Mossad a reclutare Eli Cohen. Egli venne addestrato per un periodo di più di 6 mesi; gli insegnarono tutto sul Corano, sulle leggi siriane, sulla cartografia, le trasmissioni radio e la crittografia. Prima di andare in Siria, Cohen, si recò a Buenos Aires per infiltrarsi ed essere accettato dalla comunità di espatriati siriani in Argentina. Da quel momento il suo alias divenne Kamal Amin Thabet.



In Sud America, Cohen si spacciò per un ricco uomo d'affari. Riuscì a guadagnare l'amicizia di molti membri influenti della comunità siriana all'estero prima di viaggiare a Damasco all'inizio del 1962 portando con sé le loro preziose lettere di presentazione. A Damasco portò avanti una vita sociale di alto livello, tenendo feste a casa sua a cui partecipavano molti alti funzionari siriani, dai quali ottenne abilmente moltissime informazioni.


Grazie alle sue conoscenze riuscì ad ottenere però molto più di semplici informazioni politiche, riuscì anche a visitare le basi militari siriane e le fortificazioni del regime sulle alture del Golan, un pezzo di terra strategicamente fondamentale, che Israele avrebbe poi conquistato nella Guerra dei sei giorni del 1967 grazie alle indicazioni di Cohen. Nel frattempo, tutte le informazioni che otteneva venivano inviate in Israele tramite messaggi criptati, in particolare attraverso l’utilizzo del Codice Morse e della radio.


Durante il suo periodo a Buenos Aires, Cohen conobbe ed instaurò un ottimo rapporto anche con il colonnello Amin al-Hafez, membro del partito Ba’th. Quindi, quando nel 1963, dopo un colpo di Stato, il governo passò nelle mani del partito Ba’th e del Generale al-Hafiz, allora quest’ultimo volle il suo amico Kamal Amin Thabet come viceministro della Difesa. Quindi da questo momento Cohen riuscì ad avere accesso a delle informazioni che il Mossad non avrebbe mai immaginato di poter ottenere.



Però nel 1965, L’Unione Sovietica inviò una squadra per aiutare i siriani ad indagare su delle onde radio sospette. L’errore di Cohen fu quello di inviare le informazioni sempre alla stessa ora. Infatti, gli uomini del servizio di sicurezza siriano riuscirono a catturare Cohen proprio mentre trasmetteva dal suo appartamento di Damasco.


Molti furono gli appelli internazionali per risparmiare la sua vita, alcuni arrivarono persino dal Vaticano. Tutto fu inutile, per le autorità siriane doveva essere condannato a morte. Infatti, il 18 Maggio del 1965, dopo essere stato sottoposto a terribili torture, Cohen fu pubblicamente impiccato e la sua esecuzione venne trasmessa dalla televisione siriana.


In Israele, Eli Cohen viene ricordato come un eroe nazionale e nella città dove risiedevano i suoi genitori, Bat Yam, gli è stata dedicata persino una piazza.