• Maria Giada Cabbua

Una ritrovata unità. La guerra russo-ucraina: l'ago della bilancia per l'Unione europea

Di fronte alla guerra russo-ucraina l'Europa si è trovata ad un bivio: arrendersi passivamente agli eventi, subendo le decisioni altrui, o ritrovare una nuova forza interna.

L'Unione europea sembra aver trovato la propria strada agendo in modo coordinato alle nuove sfide poste dal conflitto bellico. Scongiurato il rischio di frammentarsi e di implodere, ora può sfruttare gli eventi per perseguire l'obiettivo di divenire una grande potenza nel contesto internazionale. Si è dinanzi al momento hamiltoniano dell'Unione europea?

L'Europa si è trovata da un giorno all'altro la guerra alle sue porte, divenendo teatro di un conflitto bellico che insanguina i territori ucraini a causa degli attacchi condotti dalla Federazione Russa.


La guerra tra Russia e Ucraina è un banco di prova per l'Unione europea, che al momento sembra saper gestire in modo ottimale la drammatica situazione. A scapito di ogni pessimistica previsione, l’UE non si è frammentata ma ha saputo muoversi in modo coordinato e coeso superando la logica divisiva, dando luogo a forme di cooperazione inedite.


Oltre gli sforzi diplomatici per trovare una mediazione tra Russia e Ucraina, di cui Macron è divenuto il principale interlocutore, l'UE ha introdotto una batteria di sanzioni molto dure volte a colpire e mettere in ginocchio l'economia russa nel lungo periodo.


Mentre la diplomazia e le sue misure avanzano lentamente, il 16 Marzo 2022 è entrato in vigore il quarto pacchetto di sanzioni economiche ed individuali nei confronti dell'aggressore russo che inter alia impone il divieto di esportazione di qualsiasi bene di lusso dai Paesi europei alla Russia con un conseguente aumento delle quote di importazione, il divieto di nuovi investimenti europei nel settore energetico russo, la confisca di beni agli oligarchi russi e il divieto totale di qualsiasi transazione con alcune imprese statali russe in diversi settori. In aggiunta, è stato tolto alla Russia lo status di nazione più favorita nei mercati europei.


Bruxelles oltre agli aiuti umanitari all'Ucraina, sta predisponendo degli aiuti militari grazie all'European Peace Facility (EPF), il Fondo europeo per la pace che nasce dalla necessità di migliorare la risposta europea alle crisi internazionali e scaturisce dall'ambizione di

divenire un attore globale attivamente coinvolto nel garantire la sicurezza internazionale.


L'UE si è contraddistinta per la sua inedita forza politica in quanto la sua azione è stata compatta, unitaria e decisa di fronte ad una situazione di grande insicurezza come quella della guerra russo-ucraina. Probabilmente si è dinnanzi a ciò che è può essere definito un nuovo momento hamiltoniano europeo.


Tuttavia, l'Unione europea al fine di divenire pienamente libera e “sovrana” dovrebbe insistere su due punti principali: il primo consiste nel ridurre, sino ad eliminare, la sua dipendenza strategica dagli Stati Uniti e rafforzare la sua capacità di difesa; il secondo elemento consiste nel ricercare nuove forme di approvvigionamento energetico in modo da porre fine alla sua dipendenza dalla Russia per quanto concerne l'energia e materie prime.

La guerra russo-ucraina sta avendo come conseguenza quella di portare l'UE a fare dei passi avanti in ambedue le direzioni.


L'UE sta cercando di rendere operativa la sua autonomia nel settore della difesa grazie al Strategic Compass, “la bussola strategica”. Il documento, che verrà approvato entro la fine di marzo, definirà una visione strategica comune per la sicurezza e la difesa al fine di sganciarsi dall'ombrello statunitense.

Con il divieto di nuovi investimenti europei nel settore energetico russo, l'Unione europea mira a porre fine alla dipendenza energetica da Mosca. Ciò non sarà una sfida facile in quanto attualmente l’importazione di gas dalla Russia si aggira intorno al 40%.

Si evidenzia comunque che grazie al Green Deal europeo incentrato sull'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, l'Unione europea riuscirà a ridurre la sua dipendenza energetica e perseguire l'obiettivo di quella che è stata definita come una politica energetica comune.


L' economista Dani Rodrik nel suo libro The Globalization Paradox ha trattato dell'esistenza di un trilemma nell'economia mondiale ovvero che sia impossibile perseguire simultaneamente la democrazia, l’autodeterminazione nazionale e la globalizzazione economica.

Tale trilemma si applica al caso dell'Unione europea interpretata dall'economista come un chiaro esempio di global governance.

Una profonda integrazione economica è ciò che caratterizza l'Unione europea. Tuttavia, la sua debolezza strutturale rimane la governance in quanto vi sono ampie e profonde divisioni tra i suoi membri. In tal senso, il miglioramento della governance globale europea non solo produrrebbe sostanziali miglioramenti economici e sociali ma promuoverebbe una cooperazione pacifica tra le maggiori potenze mondiali.

L'UE incalzata dalla gravità degli eventi recenti si è trovata nelle condizioni di agire e ritrovare una forza e una coesione senza precedenti anche se dovrà lavorare su diversi aspetti, tra cui il miglioramento dell’integrazione nel campo della sicurezza e della difesa in modo da non dipendere da altri Paesi e ricercare così una sua autonomia.


L'Unione europea in futuro riuscirà a ritagliarsi un proprio ruolo specifico ed essere uno dei poli del mondo multipolare?

A questa domanda non si può dare una riposta certa, sicuramente ora è il momento dell'unità e l'occasione per una svolta storica per il futuro dell'Europa.