• Gianmarco Solimeno

Violazioni dei diritti umani e violenze nelle carceri russe

Il sistema penitenziario russo non è mai stato un esempio in materia di diritti umani e di integrazione nella società civile: in aprile 2020, ad esempio, nel carcere della città di Angarsk, in Siberia, vi furono delle proteste a causa di un pestaggio da parte di una guardia ai danni di un detenuto e, come testimoniano alcuni ex detenuti intervistati da Reuters e France 24, dopo le proteste le guardie si organizzarono per vendicarsi utilizzando ogni violenza possibile per far sì che i detenuti testimoniassero di essere presenti alla manifestazione.


La ONG Gulagu.net si occupa da tempo di queste tematiche in Russia e, a inizio ottobre, ha pubblicato dei video Leak – di cui sconsigliamo la visione – ottenuti da fonti anonime, in cui venivano mostrate le torture e le violenze, anche carnali, delle guardie penitenziare ai danni dei detenuti o, addirittura, di detenuti ai danni di altri detenuti con la promessa di sconti di pena.


Purtroppo, la notizia ha avuto poca copertura internazionale, fino a quando, qualche giorno fa, il leaker dei video di Gulagu.net ha richiesto asilo in Francia.


Sergei Savelyev, di nazionalità bielorussa, è un ex detenuto del carcere di Saratov (Città della Russia europea), uscito a febbraio grazie a uno sconto di pena per buona condotta, ottenuto lavorando per anni come manutentore informatico nello stesso carcere. Questo gli ha permesso, con sempre meno sorveglianza, di accedere ai server del carcere di Saratov e, successivamente, anche ai server di altre prigioni dove erano conservati i video successivamente leakati, i quali non sarebbero neanche tutti, visto che il totale dei video in possesso di Savelyev risulta essere più di un migliaio.


Il leaker ha conservato i video in supporti esterni, nascosti vicino all’uscita del carcere, se li è portati con sé al momento della scarcerazione e, successivamente, li ha affidati alla ONG Gulagu.net, che li ha pubblicati anonimamente.


Savelyev però sapeva di essere in pericolo, soprattutto in territorio russo o bielorusso, e quindi, oltre all’anonimia garantita dall’ONG, il leaker, sempre grazie a Gulagu.net, si è imbarcato in un viaggio lunghissimo per sfuggire a un possibile interessamento delle autorità che non è tardato ad arrivare: Savelyev ha infatti dichiarato di essere stato contattato dalle autorità russe, le quali non si sono affatto preoccupate delle violazioni di diritti umani documentate dal leaker ma hanno bensì chiesto a quest’ultimo di consegnarsi volontariamente in cambio di una riduzione di pena (dai 10 ai 20 per reato di spionaggio avrebbe potuti scontarne “solamente” 4), proposta ovviamente rifiutata.


Savelyev, quindi, ha attraversato il confine tra Russia e Bielorussia in un pullman, ritenuto un mezzo meno tracciabile dell’aereo, si è poi spostato a Istanbul, poi in Tunisia (sapendo che non avrebbe avuto bisogno di alcun visto per entrare), e, dopo aver aspettato un po’ di tempo per non destare sospetti, ha preso un biglietto aereo per Minsk con scalo a Parigi, dove si è poi fermato per richiedere asilo politico.



Selfie di Sergei Savelyev all’aeroporto di Parigi


Insomma, il problema è lentamente uscito dalla circoscrizione russa diventando un problema internazionale: se Parigi accettasse la richiesta di asilo starebbe di fatto dichiarando che Savelyev non potrebbe essere processato giustamente in Russia, tutto ciò potrebbe divenire, infine, un incidente diplomatico tra le due nazioni.