• Andrea Duca

Volodymir Zelenskyy, il condottiero social

È l‘alba del 24 febbraio quando Vladimir Putin si rivolge alla nazione per annunciare l’inizio delle operazioni militari speciali contro l’Ucraina per la difesa della “sovranità” delle autoproclamate repubbliche separatiste di Luhansk e Donestk. Nelle ore in cui le truppe russe oltrepassano il confine ucraino, sugli smartphone di tutto il mondo iniziano ad arrivare le prime notifiche: frammenti di notizie e pezzi di dichiarazioni. Sull’Europa cala lo spettro della guerra e i social, nel bene o nel male, diventano i protagonisti della narrazione drammatica del conflitto che stava per innescarsi tra Russia e Ucraina.


È nel rumore della guerra, fatta di informazione e di disinformazione, che i social network sono diventati lo strumento di Volodymyr Zelenskyy per contrastare la propaganda russa, infondere coraggio al popolo e coltivare le relazioni internazionali. Per fare questo, Zelenskyy ha scelto di adottare una comunicazione diretta e disintermediata, fatta di post e video, sfruttando a proprio vantaggio le peculiarità intrinseche di ogni piattaforma per raggiungere un’audience sempre più ampia. Senza dimenticare lo storytelling, alimentato mediante un mix di dichiarazioni e azioni come la risposta agli americani che volevano evacuarlo a due giorni dall’invasioni: “La battaglia è qui. Mi servono munizioni, non un passaggio”.



Prima dell’esplosione del conflitto, i post attraverso cui Zelenskyy comunicava con i suoi concittadini registravano tassi di coinvolgimento molto bassi. Da metà febbraio, i canali social hanno iniziato a segnare livelli di crescita notevoli sia in termini di follower che di interazioni. Basti pensare a come il 20 febbraio gli utenti che seguivano il Presidente ucraino su Twitter erano all’incirca 434mila e ora i follower siano oltre quattro milioni, mentre su Instagram è passato da 9 a 13 milioni. Di conseguenza sono aumentate anche le interazioni (like, commenti e condivisioni) con le 50milioni ottenute su Instagram e le 11milioni di Twitter. Chiaramente, la contingenza della situazione – che ha portato le persone ad interessarsi quotidianamente sull’evolversi della situazione Ucraina – ha contribuito ad aumentare la visibilità di Zelenskyy ,sia sul piano internazionale che interno, creando una cassa di risonanza capace di amplificare la copertura delle sue dichiarazioni e raggiungere la viralità necessaria ad obbligare i leader occidentali ad assumere una posizione ufficiale nei confronti della Russia.



Dall’inizio dell’invasione, il Presidente ucraino ha usato il proprio canale Instagram per chiamare alla mobilitazione i cittadini, spogliandosi di giacca e di cravatta per indossare la mimetica. Questo espediente narrativo del “Servitore del Popolo” (come il nome del suo partito), ha contribuito a far identificare i cittadini nel proprio leader e ad infondere il coraggio necessario alla popolazione per unirsi e resistere all’invasore. Un’attività di comunicazione continua e asimmetrica, attraverso la quale è riuscito nell’intento di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sul conflitto ucraino, diventando la principale fonte di informazioneper milioni di persone.



Una narrazione transmediale pensata per interagire con diversi tipi di pubblico, a seconda della piattaforma utilizzata. Su Instagram si presenta come uomo della resistenza condividendo immagini e video, su Twitter dialoga con gli alleati occidentali tramite messaggi scritti, mentre su Telegram (l’app di messaggistica istantanea più popolare nella Federazione Russa) invia video messaggi ai russi. La diplomazia si fa social ed entra, in ritardo, nella sua era 2.0. A volte, però, con effetti indesiderati. È durante l’informativa alla Camera di venerdì 25 febbraio che nasce l’equivoco con il Presidente del consiglio italiano Mario Draghi a cui Zelenskyy ha dedicato un tweet: “La prossima volta cercherò di spostare l’agenda di guerra per parlare con Draghi”. Una risposta piccata, ma il caso è subito rientrato dopo il chiarimento telefonico tra i due.



Zelensky ha sfidato apertamente Putin a più riprese, pubblicando video in cui in pieno giorno si riprendeva davanti ad uno dei luoghi iconici della capitale – il palazzo Presidenziale - per smentire i rumors che lo volevano già lontano dal Paese, oppure di notte mentre è circondato dai suoi consiglieri, per ribadire al popolo ucraino che le istituzioni non hanno abbandonato Kiev. Martedì 1° marzo ha perfino invitato i giovani a mobilitarsi su TikTok. Gli influencer hanno raccolto immediatamente la chiamata e hanno iniziato a condividere messaggi a supporto della resistenza e a fare appelli ai coetanei russi. Un esempio è l'influencer ucraina Nastya Tyman, la quale ha pubblicato una serie di video tutorial dove mostra come accendere e mettere in moto i carri armati russi catturati o abbandonati.


Anche lo Stato Maggiore della Difesa è molto attivo sui social. Defence of Ukraine è solita utilizzare le infografiche per spiegare ai cittadini come difendersi e reagire al nemico, realizzare bottiglie molotovoppure fornire indicazioni su quali siano le vulnerabilità dei veicoli militari russi. Molti video condivisi dagli account del Governo diventano veri e propri manuali di istruzioni: forniscono nozioni alla popolazione su come preparare ordigni rudimentali, come ostacolare l’avanzata dei russi cambiando la segnaletica stradale, costruendo barricate, incendiando pneumatici; poi le testimonianze visive dei bombardamenti, dei massacri, delle sofferenze dei civili, dei bimbi; senza dimenticare le immagini, umilianti per lo Zar, dei soldati russi fatti prigionieri: spesso ragazzi neanche ventenni, poco addestrati, ripresi mentre, spaventati, parlano al telefono coi loro genitori.





La differenza con Putin è evidente e fa riflettere. Lo Zar si fa riprendere dalle telecamere seduto sul suo trono mentre rimprovera i suoi più stretti collaboratori - di cui sembra non fidarsi più - e gela con lo sguardo il capo dei servizi segreti. A proposito, che fine avrà fatto? Un nostalgico dallo spirito imperialista che sogna di restaurare la “gloriosa” Unione Sovietica. Un uomo del passato che affida la sua propaganda ai mezzi di informazione tradizionali, rigorosamente controllati dallo stato. Inoltre, blocca l’accesso a Twitter e Facebook a tutti i russi, in modo da evitare la circolazione di notizie che possano mettere a rischio la tenuta del regime. È così che Putin, un ex ufficiale del Kgb, è obbligato a confrontarsi con un ex comico che vuole portare l’Ucraina nell’Unione europea e che, a detta di molti, si sta dimostrando “il primo eroe di guerra dell’epoca dei social”.